#Millecinquecentobattute di Arturo Bernava
Siamo giunti alla metà di questo viaggio. Apparentemente senza un filo logico, anche se – ormai lo sapete – il senso di un percorso appare (o dovrebbe apparire) alla fine dello stesso. E allora speriamo che questo filo logico appaia senza tentennamenti alla dodicesima settimana. E intanto continuiamo a tessere questa trama di Parole.
La volta scorsa ho ricordato come la Storia sia scritta dai c.d. “vincitori”. E, purtroppo, spesso le nostre scelte sono condizionate da chi “scrive” per nostro conto.
Eppure, la capacità di scegliere (e scegliere bene) è determinante per la nostra serenità. Per molti, il solo esercizio della scelta rappresenta motivo di ansia, quasi di dolore fisico. Una specie di via Crucis che non allenta la propria pressione nemmeno dopo aver raggiunto la meta, la tanto agognata scelta, perché subentra la paura di aver deciso male.
Anni fa, nel mio primo romanzo, che è anche il libro riflessione di oggi (e chiedo scusa in ginocchio per questa autocitazione, che – peraltro – è la prima, ma non sarà l’unica…) c’era un personaggio non vedente, “ma che vedeva meglio di chi aveva gli occhi funzionanti”: Alfredo.
Parlando al protagonista del romanzo (il maresciallo Modiano) Alfredo gli dice: “Oggi hai una voce viola”, ricevendo in risposta un “Ci credo, sono triste come un funerale…”.
In questa risposta c’è il senso della fatica della scelta. Sembra che scegliere ci condanni inevitabilmente all’infelicità. Indubbiamente alle volte ciò è possibile, scegliere vuol dire rinunciare a qualcosa. Ma è anche – è evidente! – un atto di libertà. Ad avercela sempre la possibilità di scegliere!
Che è proprio quello che risponde Alfredo al suo amico maresciallo: “Sai perché il viola è il colore dei funerali e della Quaresima? Non perché sia un colore triste, al contrario, è il colore della speranza. Quando, dopo una lunga notte buia, il sole appare all’orizzonte, il suo rosso si mischia al blu della notte e in quello stesso orizzonte appare una sottile linea viola. È dal viola che capisci che la notte è finita. Tu hai una voce viola, perché è la voce di chi ha deciso”.
Perché è inutile nasconderlo: scegliere con consapevolezza dà serenità, ci consente di andare “oltre” nel nostro percorso di crescita.
Scegliere con serenità, quindi, è sempre motivo di speranza. Ma ogni scelta comporta una rinuncia, una separazione. E dalla capacità di separarci dalle zavorre della nostra vita che dipenderà la capacità di scelte serene e consapevoli.
Le separazioni… mi piacerebbe parlarvene adesso in maniera approfondita, ma scelgo di farlo la prossima volta.
Visto? Non è così difficile scegliere. Il difficile è separarmi da Voi…
Alla prossima!

Recensione di Paolo Ciammaichella
Questo romanzo è delicato e bello come un fiore di ciliegio. Una scrittura attenta ed essenziale costruisce una storia coinvolgente e mai prevedibile. Pagine emozionanti, a volte dolorose, aprono senza accorgersene a una visione della vita su cui confrontarsi.
Di solito succede che si legge un romanzo per immergersi in un’altra realtà; a volte, come in questo caso, i personaggi e la loro storia esondano dal libro poggiato sul comodino e ci accompagnano durante la giornata con pensieri, emozioni e sentimenti. I due personaggi principali non si dimenticano più. Uno dei temi del romanzo è la preparazione di un dolce giapponese: il dorayaki. (L’autore ha una laurea in Filosofia Orientale una in Pasticceria: figo! Un mito!).
Infatti il titolo originale del romanzo è “An” che è la pasta base di fagioli Azuki per fare il dolce Dorayaki, quest’ultimo formato da due strati di pandispagna con in mezzo l’an. Su internet ho cercato i dorajaki e nel 99% dei casi, l’an è stato sostituito con la Nutella. Che cosa brutta. Questo assaggio di pasticceria giapponese è stato molto interessante e mi riprometto di approfondire.
