#millecinquecentobattute di Arturo Bernava

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Come scegliete un libro? Vi fate consigliare, vi lasciate ispirare dalla copertina, comprate tutti i titoli della vostra autrice o del vostro autore del cuore? O cliccate su quel banner che si apre quando lanciate un’applicazione?

Il libro riflessione di oggi è “La nostra guerra” di Enrico Brizzi, edito da “Baldini Castoldi Dalai” editore. Cosa c’entra con la domanda iniziale? Tra poco più di mille battute lo saprete… 

“La nostra guerra” (primo libro di una trilogia tematica) romanza la vita di un ragazzo come tanti, con alle spalle lo sfondo della seconda guerra mondiale. Ma non la guerra come la conosciamo noi, come l’abbiamo studiata sui libri di scuola, bensì un conflitto dove l’Italia di Mussolini non ha mai sottoscritto l’alleanza con Hitler e per questo viene invasa dalle truppe germaniche. Ma l’invasione non riesce ad andare oltre Bologna, contenuta dapprima dalle truppe regolari italiane e poi da quelle alleate. 

Un’Italia, quindi, che “avendo fatto la scelta giusta” (alleandosi da subito con Usa e Inghilterra) e trionfante nel conflitto, vedrà Mussolini governare per molti anni l’Italia Repubblicana, dopo aver cacciato il Re, colpevole di aver tramato per allearsi con i tedeschi. 

La riflessione che nasce spontanea è abbastanza banale (ma nemmeno tanto se riportata ai giorni nostri), ossia che la Storia la scrivono i vincitori. Concetto più volte dibattuto, ma quanto mai attuale: i partigiani della seconda guerra mondiale vengono giustamente definiti (e celebrati) come degli eroi. Ma se la guerra l’avessero vinta i nazi-fascisti, quegli stessi partigiani sarebbero stati definiti e descritti come ribelli,  terroristi, traditori della Patria!

Un po’ come accaduto ai briganti dell’Italia post-unitaria (e qui mi fermo, sapendo che continuando solleverei un polverone, ma tant’è!).

Ma cosa c’entra il libro di oggi con la scelta di un libro? Niente. O tutto, a seconda dei casi. 

In definitiva sto “soltanto” ricordando che la Storia la scrivono i vincitori e che, di conseguenza, le nostre scelte, le grandi e piccole decisioni che prendiamo ogni giorno, sono condizionate da quello che ci raccontano “i vincitori”.

Quegli stessi vincitori che frugano (spesso non autorizzati) nei nostri computer per conoscere le nostre preferenze e illuderci che quel libro che ci stanno proponendo via banner è proprio quello che ci serve. Click!

Quelli stessi vincitori che tramite le loro truppe d’assalto (ok, ok, in realtà si chiamano influencer) ci mostrano cosa è bello e cosa no! Click!

Quegli stessi vincitori che ci dicono ciò che è necessario, indispensabile, imprescindibile acquistare e cosa no. Click!

Tentare di fermare o di contrastare queste supposte (inteso come aggettivo e non come medicine) nostre necessità è abbastanza inutile; il processo non si ferma, la Storia non si ferma!

E allora c’è solo da diventare partigiani, resistenti. A cominciare dalla scelta di un libro. Anzi, proprio la scelta di un libro può essere un gesto di resistenza, di ribellione verso chi ha la pretesa e la presunzione di dirci cosa sia giusto e cosa sbagliato. Un atto di ribellione, magari da fare in libreria, prendendosi del tempo, andando nello scaffale in basso, piegandosi, facendo anche un po’ di fatica.  

E la lettura di quel libro sarà molto di più di una semplice lettura. Sarà un modo per riscrivere la Storia: la nostra storia!

 

“Cuore a chilometro zero” di Ezio Riccardo Epifani

 

Recensione di Barbara Primiterra

Questa estate ho avuto modo di assistere alla presentazione di Ezio Riccardo Epifani tenutasi ad Autori in Piazza, un salotto letterario in cui vari autori parlano dei propri libri e delle loro emozioni. In quella occasione mi avevano colpito la vicinanza e la sincerità delle sue parole, invitandomi ad un acquisto che oggi non mi vede affatto pentita. Cuore a chilometro zero è una raccolta di racconti, diciannove, che si lascia leggere tutta d’un fiato in poche ore. In tutti i racconti ho avuto la sensazione di trovare un po’ di lui, della sua vita a mezz’aria tra sogno e realtà come ci induce a pensare il suo mestiere di pilota militare di elicotteri. Storie diverse tra loro ma accomunate tra un filo conduttore che mi piace chiamare umanità, nel senso proprio di caratteri distintivi della specie umana. L’umanità dei minatori ingoiati dall’oscurità del ventre della terra; del clandestino che rischia il rimpatrio per sentire su di sé quel mare sconosciuto; del pellegrino che riesce a trovare sé stesso, solo scoprendo l’altro; negli occhi di una madre che muta la paura in coraggio e la dona al proprio figlio concedendogli un futuro. L’umanità fragile di chi sogna di volare e quella impavida di chi ne gode le peripezie; quella che si vergogna di non arrivare a fine mese ed è costretta a separarsi da ciò che le è più caro e quella che si ritrova in lacrime per un amore sfumato. Sul finale, nel racconto più lungo, troviamo l’umanità di chi vive l’amore con rimpianto, ma che sa cogliere la seconda occasione per riscattarsi. In conclusione abbiamo modo di scoprire l’umanità più intima dell’autore nel raccontarci il senso che riveste per lui lo scrivere. 

Ho trovato una scrittura delicata e convincente, ricca di fatti e descrizioni che rendono l’amore che l’autore prova per la propria terra e la vicinanza agli eventi narrati. In alcuni racconti ha utilizzato una scrittura dai toni poetici che ha richiesto un secondo passaggio sugli stessi passi, riuscendo poi a scoprire il significato ultimo, come la morale di una favola che a lettura conclusa ti spiega ciò che si dovrebbe imparare.

 

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