#MILLECINQUECENTOBATTUTE DI ARTURO BERNAVA
Il libro di oggi è “Il tempo e la felicità” di Luciano De Crescenzo, edito da Mondadori.
Ma oltre a De Crescenzo, oggi farò anche altre citazioni; la prima subito: Francesco Guccini e un estratto del suo “Per fare un uomo” che letteralmente assegna un tempo per far tutto: “Per fare un uomo ci voglion vent’anni, per fare un bimbo un’ora d’amore, per una vita migliaia di ore, per il dolore è abbastanza un minuto…”.
Come scorre diversamente il tempo a seconda dell’attività che svolgiamo! Quanto è diventato importante lo scorrere implacabile dei minuti? Il tempo: nuova preziosa risorsa della nostra epoca, talmente tanto preziosa che sono nate persino alcune “Banche del tempo”.
Risorsa preziosa? Non tutti sono d’accordo con questa affermazione; Albert Einstein, per esempio, scrive che “Il tempo è un’illusione”.
Non possiamo negare che il “valore tempo” è ormai il tema centrale di una miriade di attività di manager, formatori e cosiddetti “uomini d’affari”. Proliferano (e vanno molto di moda) i corsi di “Time management”, attraverso i quali è possibile (cito dallo spot…) acquisire i metodi e gli strumenti che permettono di impiegare al meglio la risorsa più preziosa.
Aiuto!
In pandemia la questione ha assunto proporzioni quasi drammatiche; inizialmente abbiamo erroneamente creduto che stando segregati a casa avremmo avuto più tempo. È stato tutto un fiorir di attività per impiegarlo, per riempiere ogni angolo della nostra esistenza, lasciato libero dalle attività pre-covid.
E abbiamo creduto di avere più tempo. Già, ma per cosa? Intanto per lavorare: ormai non c’è più tregua, non ci sono orari, non esistono sabato, domenica, festività… Poi abbiamo creduto di avere più tempo per seguire tutto ciò che “in presenza” sarebbe impossibile: che bello quell’evento in Alaska, sulla pagina facebook di Alaska today; che fa che si tiene alle 3 di notte, tanto siamo in smart working… E quell’aperitivo con gli amici dell’anno del militare? Su zoom possiamo partecipare da tutta Italia e non è un problema se dura dalle 05,09 alle 05,12 (unici tre minuti in cui c’eravamo tutti)… l’evento è imperdibile!
Ora c’è un’ultima novità sul tema: pare (e dico pare) che abbiano inventato una pillola che toglie la sete, così guadagneremo addirittura cinquantatré minuti alla settimana.
Lo so che avete colto la citazione da “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry. Ma l’occasione di rispondere come il piccolo eroe è troppo ghiotta. E allora cosa possiamo fare del tempo che i time-manager ci fanno recuperare?
Camminare lentamente verso una fontana, scoprendo il gusto della sete, della vita, della lentezza e della gioia della strada, quella gioia che ci fa alzare gli occhi e godere dell’andare, non solo dell’arrivo.
Banale? Certo!
Scontato? Assolutamente sì!
Ma spesso sono le cose in apparenze banali e scontate che vanno riscoperte nella loro rivoluzionaria valenza.
È tempo di recuperare il nostro tempo. Di liberarci della zavorra che ci promette libertà, ma ci rende ancora più schiavi. So che può apparire difficile, persino utopistico. Ma è un passaggio essenziale verso quella libertà a cui aneliamo tutti. Come renderlo possibile? Imparando a scegliere (la prossima volta parleremo del senso della “scelta”…), imparando a dire qualche necessario “No”, selezionando attentamente i “Sì”.
Una volta fatto ciò, per citare ancora il testo di prima, verrà il tempo di dire parole… di usare la Parola.
E sarà tutto un altro tempo!

L’anatomia della Sirena di Simone Delos: la ricerca della verità come ancora di salvezza
Recensione di Rita Ricci
Due bellezze ultraterrene quelle di Febo e Diana, due gemelli la cui nascita è misteriosamente collegata all’apparizione di una sirena in una sperduta isola greca.
Fu proprio a Praxos che la sirena si manifestò al loro padre Costa Simios quando era ancora un ragazzo, prima di diventare un pittore di fama internazionale noto come “il greco delle sirene”. E fu su un’altra isola greca, Creta, di antica tradizione mitologica e regale, che l’artista, ancora alle prime armi, incontrò Agnese, la sua musa terrena che divenne la madre dei suoi due figli – frutto di vero amore – convincendolo a trasferirsi a Roma. Rimasto solo, aveva preferito dedicarsi completamente alla sua carriera allestendo mostre in tutto il mondo, persino una personale al “Metropolitan Museum” di New York, trascurando completamente i due figli, ai suoi occhi colpevoli di “aver ucciso la madre”, morta nel darli alla luce. Assicurò loro un’istruzione adeguata ma nessun affetto paterno, cresciuti con l’unica compagnia delle tate e dei personaggi senza scrupoli che frequentavano la casa del pittore “ tra fumo, spinelli e alcool”. Ed è l’infanzia travagliata e infelice ad aver procurato ferite indelebili nell’animo dei gemelli e soprattutto di Diana, cresciuta nel rifiuto della propria femminilità. “Diana Simios… Quella sera! Suo padre. Tutto quel fumo. Suo fratello nudo. Il Cane. Ridevano tutti. Le bottiglie erano semivuote. E lei bambina. E il Cane. E qualcuno su di lei. Dolore. Perché? Anche suo fratello. Il padre lo incitava. Suo fratello su di lei e le diceva: «Scusa Diana…» E il dolore. E non finiva mai”. Violenze e svariati traumi inferti sia a lei che a suo fratello nell’assoluta indifferenza paterna. Cicatrici tali da compromettere anche l’affetto fraterno, inducendo i gemelli a interrompere i rapporti per anni sino all’esplosione del male. Una malattia nervosa indecifrabile aveva colpito Febo, con panico, paralisi improvvise e una regressione allo stadio infantile che aveva spinto sua sorella a riavvicinarsi e prendersene cura, mettendo da parte il rancore per i torti subiti. A completare il quadro anche Adele, la ricca e appariscente fidanzata di Febo, tanto bella quanto superficiale, incapace di amore vero e Ferdinando Biancalana, un samurai fuori misura votato alla causa dell’amore incondizionato, l’unico che alla propria vita anteponeva il benessere del suo amico. Sia Diana che Febo per proseguire le proprie vite al meglio avevano bisogno di fare i conti col passato e con il segreto della loro origine. E sarà proprio un viaggio nella terra natia, l’isola di Praxos, a metterli di fronte alle verità e alle emozioni represse con esiti inaspettati.
Casa Editrice: Bertoni Editore
Genere: Narrativa
Pagine: 190
Prezzo: 15,20 €
Contatti
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