Michele Marino (Vicesegretario provinciale Sinistra italiana) accusa: “Le responsabilità politiche su Teateservizi sono numerose ed equamente distribuite fra centrodestra e centrosinistra”

“La drammatica crisi nella quale versa Teateservizi vede il centrodestra ed il centrodestra-centrosinistra del sindaco Ferrara concentrare il dibattito intorno alla sorte dei lavoratori della società. Per tutti il quesito al quale dare risposta è uno solo: “Come salvare i posti di lavoro?”
Tuttavia, oltre a questa sacrosanta domanda, ne porrei anche altre”. Lo scrive in una nota il Vicesegretario provinciale di Sinistra italiana Michele Marino che si pone una serie di domande:
“Per responsabilità di chi si è arrivato a questo punto? Quali errori sono stati commessi e come affrontarli? Chi deve pagare questo salvataggio?
Poiché le responsabilità sono numerose ed equamente distribuite fra i due raggruppamenti, nessuno vuole parlare d’altro che non siano i posti di lavoro: così non si parla delle proprie responsabilità, non ci fa nemici, e si passa per i salvatori della patria.
Ed invece mi chiedo: quando la società fu costituita dalla giunta Ricci si selezionarono le giuste professionalità? Ci furono casi di familismo? Il numero degli addetti alla riscossione era sovrabbondante?
I servizi ulteriori alla riscossione conferiti alla società da Ricci, Di Primio e Ferrara sono sempre stati vantaggiosi per Teateservizi o le si sono addossate perdite certe? Si è violato il principio di concorrenza? I servizi sono stati gestiti con efficienza?
Per molti anni presidente di Teateservizi è stato un esponente della destra cittadinainsieme ad un direttore generale esponente della sinistra (promosso come capo dello staff del sindaco Ferrara). I mancati incassi sono imputabili a loro?
Sta di fatto che risultano non riscossi tributi per decine di milioni di euro. Qualcuno ha delle responsabilità?
L’assessore Luise all’epoca promise di rendere pubblici i nomi degli amministratori comunali che avevano pendenze con Teateservizi. Perché non l’ha fatto? Avremmo saputo se chi si lamentava di evasione dei tributi aveva la coscienza a posto.
Tutti i dipendenti hanno lavorato bene? Sapevano delle inefficienze ed hanno taciuto?
Il dott. Antonio Barbone, a suo tempo direttore della società, ha messo per iscritto che gli addetti ai tributi erano troppi ed alcuni poco qualificati. Si sbagliava?
Per anni la delibera sulla TARI ha contenuto errori che hanno danneggiato la società. Si è dato vita a danni erariali? Se sì, che cosa si è fatto per rimediare?
Le autorità contabili hanno messo per iscritto che la gestione del cimitero e dei parcheggi possono essere servizi certamente in attivo. Alla gestione di questi servizi potrebbero essere assegnati alcuni dei dipendenti oggi operativi nei tributi, così da efficientare la spesa e la gestione della riscossione?
Se non si risponde con chiarezza a questi quesiti, “Salvare i posti di lavoro” nel migliore dei casi significherà perpetuare inefficienze a danno di chi paga i tributi (non certo a danno dei fin troppi numerosi evasori, ai quali il fallimento della società fa gioco).
Certamente i posti di lavoro possono e devono essere salvati – conclude Marino -, ma contemporaneamente va anche salvata la capacità di riscossione della società, perché da essa dipendono i servizi che il comune eroga a tutti i suoi cittadini (compresi gli evasori)”.

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