Stefano Maria Simone
La nostra esistenza è un esame perenne ma la vita non ci promuove e non ci boccia mai in modo netto: sarebbe troppo chiaro, quasi rassicurante. Si limita piuttosto a lasciarci in uno stato di sospensione elegante, dove le cose non riescono e non finiscono, e noi restiamo lì ad occupare il fallimento con una certa compostezza, come si fa con gli abiti buoni nelle occasioni sbagliate. Continuiamo a darci un tono, mentre dentro ci abituiamo all’idea che forse non abbiamo perso davvero: abbiamo solo partecipato, con una discreta coerenza, a qualcosa che non ci stava aspettando. È proprio quello che ci insegna Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso, nato dalla penna di Diego De Silva e impersonato magistralmente dall’attore Massimiliano Gallo, prima in televisione e poi a teatro. Il personaggio è tutto fuorché un vincente, non ambisce neppure ad esserlo perché semplicemente non gli interessa. In un mondo che cerca sempre la perfezione, l’apparire ed il riconoscimento, è una pecora nera. Lui preferisce rimanere nell’anonimato, sottotraccia come “uno qualunque”, pur muovendosi per inerzia. È un brav’uomo, un antieroe, un inetto dai tratti Sveviani con i suoi tangibili difetti e fragilità che lo avvicinano al lettore o allo spettatore, individuo comune incastrato in una quotidianità comune che non desidera altro che sentirsi compreso da qualcuno. Allora chi più di Malinconico? Forse il primo a rincorrere l’empatia anche se inconsciamente. Non sarà un principe del foro che convince a suon di arringhe ma di certo è un campione di umanità grazie al suo essere modesto.
Lui è definito avvocato d’insuccesso ma durante la stagione di prosa 2026, al Teatro Marrucino, ne ha ottenuto tanto di successo. Credo che ne rimarrebbe stupefatto. In fin dei conti sarebbe la terza volta dopo l’ottima accoglienza letteraria ed il trionfo televisivo. “Troppo”, direbbe stringendo a sé la sua inseparabile borsa, buffo gesto che lo caratterizza in momenti di puro disagio. Oppure, conoscendolo, non ci farebbe nemmeno caso scambiando l’evento per una fantasia scaturita dalla sua mente. Chissà. Magari presentato sul palco del Marrucino da Carlo Massarini, lo sgargiante Mister Fantasy. Una immaginazione talmente fervida da sconfinare questa volta nel reale con un pizzico di eccezionalità. Tre rappresentazioni, un unicum nel programma teatino: venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 aprile. Incontri sold out che sono stati molto apprezzati dal pubblico di Chieti. Lo spettacolo è stato scritto da Diego De Silva insieme a Massimiliano Gallo che ne firma anche la regia. Una collaborazione tra autore e personaggio con quest’ultimo a gestire il prodotto. Luigi Pirandello avrebbe di certo approvato.
“Malinconico moderatamente felice”. Un titolo significativo. Qui, l’avverbio moderatamente rappresenta il picco più alto al quale il nostro giurista sgangherato preferito riesce ad arrivare sfiorando il sentimento senza toccarlo appieno. Però si accontenta, Malinconico, fa spallucce e prosegue sulla sua strada. Una nuova maschera, a metà tra Zeno Cosini e Charlot, che cammina insicura e goffa verso il tramonto, verso un orizzonte ancora da esplorare.
La trama, non unitaria, si articola seguendo tre blocchi narrativi in apparenza autonomi che giungono ad una contingenza solo nel finale, nonostante qualche rimando in corso d’opera: l’amore, la professione e la famiglia. Elementi ben posizionati su una scenografia polifunzionale che assume una valenza diversa a seconda del contesto rappresentato. Casa, tribunale, strada, ristorante, locale notturno, parco o una dimensione introspettiva. Sì, perché il nostro Malinconico, in uno “stream of consciousness” degno di James Joyce, dialoga spesso con il suo Es Freudiano, il suo doppio, il suo io. Può essere sé stesso come, invece, può esserne una proiezione. Un angelo custode altrettanto malandato o l’immagine di un amore ideale e irreale. Una ninfa eterea che popola i suoi sogni dopo il divorzio con la moglie e l’abbandono di Alessandra Persiano, una collega che gli ha stregato il cuore portandoselo via a fine relazione. Pertanto, Malinconico è indotto a rincorrere l’amore incappando in altre relazioni distruttive, sacrificando la sua serenità. Serenità che ritrova nei pochi momenti trascorsi in compagnia di Alagia, la figlia. Una delicata coscienza di Collodiana memoria che gli ricorda quanto valore abbia dentro di sé, spronandolo a percorrere una strada diversa per sentirsi davvero felice. A parte questo, esiste anche un mondo esterno, forse più surreale e carico di teatralità farsesca, quello della vita reale e del lavoro che instilla non pochi dubbi. È anch’esso una proiezione di Malinconico? È tutto nella sua testa? È incluso nella sua fantasiosa, poetica follia? Non lo sappiamo e non ci importa. Si ride parecchio, assistendo a situazioni paradossali e fuori dall’ordinario con personaggi pittoreschi che vanno da un salace giovane venditore ambulante che di notte si trasforma in cameriere o in barman, un assistente sciroccato, un giudice dal cognome volgare, una donna che tradisce il proprio fidanzato promettendo di smettere una volta che ne sarà diventata la moglie, un uomo che vuole denunciare Dio, due poliziotti stereotipati e una ex ballerina con le gambe di legno di discutibile bellezza. Una mescolanza esilarante che mostra il mondo di Malinconico nella sua interezza. Un microcosmo lucido e ironico dove le vite normali sono spesso un po’ storte e poco gratificanti, viste attraverso un filtro disincantato e tagliente.
Massimiliano Gallo si riconferma ancora una volta un mattatore infallibile nel ruolo di un individuo fallibile, conferendogli grande dignità e profondità d’animo arricchendo l’interpretazione con alcuni intermezzi canori che ne sprigionano l’essenza più autentica. Un attore immenso, un capocomico vero che con maestria, insieme ai suoi compagni di scena, dà vita ad una serie di gag esplosive e coinvolgenti. Notevole anche Biagio Musella, coprotagonista metamorfico (ricopre più ruoli con cambi d’abito rapidissimi, come altri membri della compagnia) e di eccelsa bravura. Una spalla perfetta ma forse non proprio una spalla, un personaggio a tutto tondo con guizzi che definirei geniali. Completano il cast: Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito e Manuel Mazia.
“Malinconico moderatamente felice” è uno spettacolo leggero che diverte e fa riflettere su noi stessi e su quello che ci accade. Uno stacco dalla monotonia giornaliera necessario e obbligatorio. Operazione riuscita, Avvocato Malinconico.
