Cari lettori, oggi vorrei farvi conoscere una personalità che definire creativa sarebbe riduttivo. Il suo nome è Mario Di Paolo, uno dei volti noti dell’arte abruzzese. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo fin dal 1967, ottenendo un grande successo. Quella del maestro è una pittura in continua evoluzione che tende a sfruttare al massimo il materiale a sua disposizione. Pensate che durante il periodo del Covid, a causa della mancanza di supporti sui quali dipingere, si è ritrovato a dover utilizzare alcune foglie come se fossero delle vere e proprie tele. Il risultato è strabiliante. Potete ammirarare voi stessi l’immagine al termine dell’articolo. Ma ora sarà il maestro in persona a guidarci alla scoperta di quella sensibilità che lo anima e che gli permette di esprimersi al meglio.
“Come nasce la sua arte?”
“Una domanda molto difficile. Diciamo che si origina nella mia mente ma impiega diverso tempo prima di palesarsi in una forma tangibile a causa della necessaria ricerca di materiale che nel mio caso può essere una corteccia, delle foglie o dei fili. Tutti elementi che uniti insieme vanno poi a comporre il quadro nella sua interezza.”
“Come si articola il processo artistico dietro ad ogni opera?”
“Partiamo dal presupposto che la mia fantasia non ha limiti. Però, se ti dovessi riassumere il procedimento, lo dividerei in quattro fasi: una passeggiata in qualunque luogo, osservazione, memorizzazione ed infine trasmissione dei ricordi sulla tela.”
“Qual è, invece, il significato insito nella sua arte?”
“Questo non devo essere io a dirlo ma chi si trova davanti ad un mio dipinto. Le mie opere, ad esempio, non hanno titolo perché non voglio in alcun modo influenzare lo spettatore. Lascio a lui libera interpretazione.”
“Per concludere la nostra intervista, in cosa consiste, secondo lei, il potere della sua arte?”
“Non ha nessun potere. In quello che faccio cerco soltanto di dare nuova vita alla libertà, un concetto fondamentale ed eterno.”

