L’istruzione di qualità, quarto obiettivo dell’agenda 2030, ricopre il ruolo importantissimo della formazione di cittadini consapevoli. Per questo motivo, essa oltre che qualitativa dovrebbe essere anche inclusiva. È un concetto molto ampio e complicato da analizzare ma possiamo partire dai suoi ostacoli più grandi, dalla storia passata fino all’attualità.
Purtroppo quando si parla di diritto allo studio, entra in campo ancora la disparità di genere: nel mondo, dice UNICEF, 130 milioni di bambine e adolescenti non sono messe in condizione di poter andare a scuola.
Si combatte a questo proposito, ma i dati suonano ancora allarmanti e denunciano i limiti e le responsabilità di una società ancora di matrice patriarcale: solo in ⅔ dei Paesi del mondo le bambine hanno pari opportunità rispetto ai bambini a livello scolastico.
È anche vero però che negli ultimi decenni gradualmente si è guadagnato terreno e mai prima nella storia dell’umanità a tante bambine è stato riconosciuto il diritto all’istruzione, tanto che il divario è diminuito del 42% rispetto al 2012. Di certo c’è ancora molta strada da fare per arrivare alla vera parità di genere ma esso non è un obiettivo irraggiungibile.
Le società del futuro saranno più istruite e quindi consapevoli, perché l’istruzione apre le frontiere della cultura e la cultura permette di farci ritrovare in un mondo e in una realtà che possiamo conoscere bene, di sviluppare senso critico e non cadere nella manipolazione, di distinguerci dalla massa in un momento storico in cui siamo sempre a rischio di omologazione. Il libero accesso alla cultura rende liberi, infatti se diamo uno sguardo al passato, anche quando le cose non andavano e scoppiavano delle rivoluzioni, coloro che trainavano a combattere il popolo erano gli intellettuali (quelli veri), gli uomini in grado di intendere dove fosse il problema, e che volevano risolverlo a ogni costo. In breve, l’educazione è la chiave per un futuro libero e lontano dall’ignoranza.
È grave pensare che ad oggi, anche in Europa, sussista il fenomeno della sottocultura, soprattutto perché il fatto che le persone non sappiano effettivamente leggere la realtà può diventare davvero un problema quando siamo tutti chiamati a votare.
Fondamentale il ruolo di una Scuola che offra istruzione di qualità, ma che sia più ampiamente educante e che alleni a vivere bene e con consapevolezza di sé e degli altri.
L’insegnamento vada di pari passo con l’educazione socio psicologica.
Francois Rabelais considerava i libri come guide di vita ma a questi si doveva necessariamente aggiungere l’apprendimento attraverso l’esperienza; l’istruzione era ciò che permetteva di sviluppare un grande spirito critico per affrontare qualsiasi avvenimento della vita e la sua educazione umanistica mirava a promuovere la cultura, la ragione e la libertà.
Cartesio e Bacone hanno aperto una parentesi sull’istruzione nei loro studi; il primo fortemente criticando l’insegnamento tradizionale fatto di nozioni fini a loro stesse perché lo studio doveva mirare a qualcosa che andasse oltre informazioni che sarebbero finite nel dimenticatoio; il secondo coniando il motto “sapere è potere”, intendendo con questa espressione che la conoscenza permetteva all’uomo di dominare la natura.
Diderot e altri illuministi sostenevano che la cultura è uno strumento di emancipazione.
Vero è che nel passato la voglia di istruirsi era tanta, ma davvero poche le possibilità e esclusivamente riservate a chi poteva permetterselo; oggi le cose sono cambiate notevolmente, ma rimangono sempre quei 57 milioni di bambini che non vanno scuola, e siamo ben lontani dal raggiungere un traguardo significativo se pensiamo che anche nei paesi sviluppati o in via di sviluppo si presentano varie difficoltà.
Per frequentare una università, anche pubblica, i costi diventano per molti proibitivi, soprattutto se la scelta è fuori sede: tasse, affitto, bollette e spese varie, i libri, abbonamenti per i mezzi di trasporto…
Anche nel caso delle scuole superiori ogni anno a settembre tra libri e cancelleria se ne va una buona parte dello stipendio dei genitori: se si fa fatica nei paesi sviluppati, come possiamo pretendere che in realtà socio-economiche meno fortunate l’istruzione venga posta come una priorità? Durante la giornata quei 57 milioni di bambini sono impegnati a fare chilometri sotto il sole per procurarsi l’acqua e il cibo.
Invece la cultura, la conoscenza, il sapere sono il mezzo che insegna a stare al mondo e che assegna il giusto ruolo nella società; sono i valori che ci contraddistinguono, ci rendono unici attraverso lo sviluppo del nostro senso critico.
Sapere cosa stiamo dicendo, perché e come lo stiamo dicendo, esercitare il diritto all’espressione originale e non mutuata è la soddisfazione della vita.
C’è bellezza nel porre il pensiero alla base delle attività umane e, come diceva Cartesio col suo “cogito ergo sum”, l’esistenza stessa ha come base la riflessione.
Invece col tempo stiamo abbandonando questo strumento così potente perché non siamo più capaci di gestirlo, ci stiamo privando da soli dei mezzi che ci permettono di esercitarlo e non stiamo danneggiando nessuno se non noi stessi perché i condizionamenti esterni plasmano anche la nostra interiorità e diventa difficile capire chi siamo e cosa vogliamo raggiungere.
L’ istruzione deve combattere questo appiattimento del mondo e deve porre rimedio ai ritardi. Non si può pensare a un mondo spaccato in due parti, una nel progresso fin troppo invasivo, l’altra nel decadimento totale. Il riscatto dell’umanità intera è la cultura che fa la differenza, che fa capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, che permette di fissare obiettivi concreti ogni giorno, perché come dice la nostra professoressa: “finché si ha un traguardo da raggiungere, si vive”.
Consorte Miriam e Petrongolo Silvia

