Aderendo alla proposta conciliativa del Giudice del Tribunale di Chieti, con la corresponsione a titolo transattivo dell’importo richiesto dall’ex presidente della sezione A.I.A. di Chieti Bruno Di Paolo quale risarcimento domandato per la diffamazione asseritamente subita in occasione dell’Assemblea Biennale, l’Associazione Italiana Arbitri ha messo definitivamente fine alla controversia giudiziaria probabilmente più lunga della sua storia associativa.
La lite giudiziale, che vale la pena di ricordare per il clamore che ebbe all’epoca della vicenda, trova origine nei fatti accaduti nel lontano 13 giugno 2014 in occasione dell’Assemblea Biennale della sezione A.I.A. di Chieti, guidata all’epoca, nel suo terzo mandato, dal presidente Bruno Di Paolo, personaggio molto noto in tutta la regione Abruzzo non solo per le sue molteplici attività politiche, editoriali e giornalistiche, ma anche, e soprattutto, per la sua dichiarata forte avversione alla gestione del presidente nazionale dell’A.I.A. Marcello Nicchi.
L’accaduto, come riportato negli atti processuali, si sviluppa, trovandone motivi di causa dinanzi al giudice civile da parte di Bruno Di Paolo, nella discrepanza tra il brogliaccio delle operazioni assembleari sottoscritto dai componenti dell’Ufficio di Presidenza al termine dell’Assemblea Biennale e il verbale dattiloscritto redatto alcuni giorni dopo dallo stesso Ufficio di Presidenza ed inviato, come documento ufficiale, al Comitato Nazionale A.I.A. e al Presidente del Comitato Regionale A.I.A.. Entrambi i documenti richiesti e ottenuti dalla Sezione A.I.A. di Chieti in copia conforme all’originale dall’ex presidente Bruno Di Paolo e presentati dallo stesso all’attenzione del giudice civile.
Tra i due documenti la differenza è, in effetti, sostanzialmente palese con il verbale dattiloscritto, redatto alcuni giorni dopo dall’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Biennale che riporta comportamenti deplorevoli e frasi minacciose contro alcuni associati attribuite al Di Paolo che, invece, non risultano nel brogliaccio delle operazioni assembleari sottoscritto dagli stessi componenti dell’Ufficio di Presidenza alla chiusura dell’Assemblea.
Sul verbale dattiloscritto, che riporta le condotte deprecabili ed espressioni intimidatorie attribuite al Di Paolo, si sono posate inevitabilmente l’attenzione della Procura arbitrale con il deferimento alla Commissione Disciplinare per il conseguente inesorabile ritiro tessera all’ex presidente della Sezione di Chieti.
Bruno Di Paolo, che ha sempre negato in ogni sede le condotte e le minacce attribuitegli riportate sull’ultima pagina del verbale di Assemblea, non ci sta e si rivolge al proprio legale per intraprendere una causa civile per diffamazione contro i componenti dell’Ufficio di Presidenza che avevano sottoscritto il verbale con l’aggiunta, a suo dire, di frasi mai pronunciate e comportamenti fantasiosi a lui attribuiti e cioè gli associati: Carella Pierpaolo, Rutolo Gianluca, Varanese Emanuele, insieme a Giulio Basile, l’associato che l’aveva accusato di minacce, citando in giudizio anche l’A.I.A. per connessa responsabilità organica.
Nota interessante che risulta agli atti processuali sulla quale Bruno Di Paolo ha chiesto l’attenzione del Giudice Civile è che, tranne Carella Pierpaolo trasferitosi alla Sezione A.I.A. dell’Aquila, tutti gli altri citati in giudizio hanno ottenuto un beneficio dalla decadenza da Presidente di Sezione di Bruno Di Paolo per effetto del suo ritiro tessera, con ruoli di prim’ordine conseguiti all’interno della Sezione Arbitri di Chieti appena pochi mesi dopo la celebrazione dell’Assemblea Biennale: Gianluca Rutolo eletto nuovo Presidente di Sezione, Giulio Basile nominato nuovo Segretario sezionale e Emanuele Varanese nominato nuovo Cassiere sezionale.
La causa, che si è sviluppata con decine di udienze e l’audizione di diversi testimoni, non ha mancato qualche colpo di scena, e oggi finalmente è arrivata all’epilogo con l’adesione delle parti alla proposta conciliativa del Giudice del Tribunale di Chieti, con la corresponsione in via conciliativa da parte dell’A.I.A. e degli associati citati in giudizio, Carella Pierpaolo, Rutolo Gianluca, Varanese Emanuele e Basile Giulio, dell’importo richiesto dall’ex presidente della sezione arbitri di Chieti Bruno Di Paolo per la diffamazione asseritamente subita in occasione dell’Assemblea Biennale.
“Consci che l’esito giudiziale sarebbe stato favorevole al sottoscritto – commenta soddisfatto Bruno Di Paolo – sia l’A.I.A. che gli associati della sezione di Chieti che ho portato in giudizio e cioè Carella Pierpaolo, Rutolo Gianluca, Varanese Emanuele e Basile Giulio hanno pensato bene di accettare l’invito conciliativo offerto dal giudice per chiudere definitivamente il contenzioso.
Le Corti, infatti, hanno ripetutamente ribadito che la proposta conciliativa del giudice deve avvicinarsi nel merito quanto più possibile a quella che sarebbe stata la sentenza allo stato degli atti.
Di conseguenza la proposta conciliativa del giudice, accettata in toto sia dall’Associazione Italiana Arbitri che dai citati in giudizio, rappresenta di fatto, a mio avviso, l’esito giudiziario al quale si sarebbe arrivato senza conciliazione e quindi con sentenza da parte del giudice.
D’altra parte, considerati i tanti testimoni che hanno confermato quanto fossero prive di veridicità le condotte deprecabili e le espressioni intimidatorie attribuitemi e riportate nell’ultima pagina del verbale dell’Assemblea Biennale dai componenti dell’Ufficio di Presidenza, non ho mai dubitato, perché impensabile, che l’azione giudiziaria da me intrapresa nei loro confronti potesse avere una conclusione diversa.
Un epilogo che, a mio avviso, si propone nell’analisi attraverso due chiavi di letture: la prima nella riabilitazione personale all’interno dell’A.I.A. con l’onore che merita la mia figura nei quasi cinquant’anni di vita associativa, prima da arbitro, poi da osservatore e infine da Presidente della sezione di Chieti; la seconda nel declino, purtroppo ormai incanalato in maniera irreversibile, dello spirito associativo dell’A.I.A. che, fino a prima della gestione Marcello Nicchi, ha rappresentato per diverse generazioni di ragazzi le radici profonde di socializzazione e dello stare bene insieme all’interno delle Sezioni.
Un’A.I.A. – conclude Bruno Di Paolo – a mio giudizio ormai pericolosamente ancorata ad una gestione autoreferenziale, dove è vietato dissentire e nella quale gli associati non si riconoscono più”.
