Il 22 e il 23 marzo 2026 si sono tenute le votazioni per il Referendum e tutti i cittadini italiano sono stati chiamati a votare, anche le donne. Sembra scontato precisare, ma il diritto delle donne all’espressione del voto non è ovunque ancora oggi garantito e in molti Paesi, è stato loro concesso di votare solo in tempi recenti.
La storia ci dice che la donna per lunghissimi tempi si è vista riconoscere raramente una valenza sociale. Nell’antica Grecia non le si attribuiva importanza, non aveva alcun diritto e addirittura non era ritenuta cittadina.
Eppure la Grecia ha rappresentato la culla della cultura occidentale: il pensiero di Socrate, di Platone e di Aristotele; le scoperte matematiche di Euclide, di Pitagora e di Archimede; la narrazione della storia di Erodoto e di Tucidide. Ma, soprattutto, è in Grecia che nasce l’idea di “democrazia”, in particolare nella polis di Atene. E ciò grazie ad un grande politico: Clìstene, detto appunto “il padre della democrazia”.
La parola “democrazia”, se mettiamo a confronto i tempi antichi e quelli moderni, ha due modi diversi di essere intesa: nei tempi antichi, la democrazia era basata su uno strano concetto di sovranità “popolare”: chi la esercitava erano solo i cittadini di sesso maschile, ad esclusione oltre che delle donne, anche degli schiavi e degli stranieri.
Nei tempi moderni, la democrazia è sempre basata sulla sovranità popolare e chi la esercita sono tutti i cittadini dello Stato, indipendentemente da status sociale, etnia, condizioni economiche e sesso. E così, nel mondo occidentale, molti diritti della donna, a livello politico e sociale, appaiono scontati, come se esistessero da sempre e sovente non ci rendiamo conto di che conquista sia stato l’esercizio della democrazia anche per le donne.
Al contrario, il modo di intendere la democrazia nell’antica Grecia, non è storia vecchia, se pensiamo che nei Paesi come Iraq, Afghanistan, India e Arabia Saudita, la donna è trattata come un oggetto, un qualcosa con poco valore e di appartenenza maschile. In questi Paesi, la donna non può studiare, non può lavorare, non può uscire di casa senza un uomo che sia il marito, il padre o il fratello, non ha la libertà di parola e scelta. In Afghanistan, ad esempio, il codice penale prevede che gli abusi domestici siano concepiti come un’infrazione quasi non punibile.
Anche nella sfera sociale, la donna nell’Antica Grecia non era affatto alla pari dell’uomo. Il suo unico ruolo era mantenere la casa, accudire i figli e sottostare al proprio marito, che spesso non era scelto dalla donna. Infatti, la donna ateniese non aveva la possibilità di scegliere il proprio marito: veniva promessa in moglie da bambina e fatta sposare nel momento in cui raggiungeva la pubertà, quindi verso i dodici anni, e molto spesso era costretta a sposare un uomo anche molto più grande di lei. Oggigiorno diremmo che è un orrore, ma questo fenomeno è ancora diffuso in molti Stati del mondo come: Egitto, Repubblica Islamica dell’Iran, Messico, Etiopia, Pakistan, Brasile, Nigeria, Indonesia, Cina e Bangladesh (fonte: Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2025).
Perciò, la donna ateniese esiste ancora nel mondo. È obiettivo di questa generazione far sì che la donna equiparata ad un oggetto, senza diritti e oppressa sia solo un argomento nei libri di storia.
Giovanna Speranza

