Ivano Cavallucci, una vita nella musica

Dal palco al negozio, una storia di esperienza e ascolto

Nel centro storico di Chieti, in Via Arniense 136, Ivano Cavallucci Strumenti Musicali è molto più di un negozio: è il punto di arrivo di un percorso umano e professionale che intreccia musica vissuta, esperienza sul campo e profonda conoscenza degli strumenti. Ivano Cavallucci è un musicista che ha attraversato decenni di palco prima di mettersi stabilmente dietro il banco, portando con sé il bagaglio di chi la musica l’ha suonata, ascoltata, condivisa.

Inizia a suonare a soli 16 anni con le orchestre dell’epoca e nel 1984 incontra Luciano Di Leonardo ed Ercole Di Francesco del gruppo Il Passaporto, con cui iniziano le prime serate. Il suo percorso prosegue negli anni con diverse formazioni, dai Second Out ai Boomerang, tributo ai Pooh, successivamente battezzati da Red Canzian Opera Seconda, gruppo con cui matura anche esperienze come autore.

Parallelamente all’attività artistica, Cavallucci costruisce una solida professionalità nel settore degli strumenti musicali: dieci anni come responsabile del reparto chitarre in un noto negozio della zona e, più recentemente, il ruolo di Product Specialist per Valmusic, collaborando con marchi di chitarre classiche e acustiche utilizzate nei live da artisti come Checco Zalone, Ron e Marco Masini.

Un’esperienza che oggi confluisce in un’attività fondata su competenza, ascolto e qualità, con il musicista e il suo percorso umano e artistico sempre al centro.

L’abbiamo incontrato per farci raccontare che cosa rappresenta oggi la musica nella sua vita, quale ruolo può avere un negozio di strumenti musicali in una città come Chieti e quali prospettive vede per il futuro di questo settore.

D. Come descrivere oggi Ivano Cavallucci Strumenti Musicali e quali valori ne orientano il lavoro quotidiano?
R. La musica è sempre stata il collante della mia vita. È parte di me, da sempre. Il lavoro quotidiano nel negozio nasce proprio dal desiderio di trasmettere la passione per la musica e per l’ascolto. Ma la musica non è solo suonare: è anche saper ascoltare e saper stare zitti. Le pause fanno parte della musica, e questo è un insegnamento fondamentale.
La musica educa allo stare insieme, a prendere decisioni condivise, ad accettare anche le scelte degli altri. È una vera scuola di vita, che cammina di pari passo con l’educazione familiare. Trasmette valori profondi, autentici. Anche se in Italia viene spesso vista solo in modo ludico, resta una professione che insegna a vivere e a stare nel mondo.

D. Quali strumenti riscuotono maggiore interesse e quale ruolo gioca la qualità nella formazione di un musicista?
R. La qualità dello strumento è fondamentale, soprattutto per chi inizia. Uno dei principali motivi per cui molti ragazzi smettono di suonare è proprio l’utilizzo di strumenti di scarsa qualità. Uno strumento basico, fatto male, è scomodo e scoraggia.
Chi è alle prime armi non ha gli strumenti per capire che il problema non è lui, ma ciò che sta suonando, e finisce per pensare che suonare sia così per definizione. Non serve uno strumento costoso, ma nemmeno il primo prezzo: uno standard di qualità adeguato fa davvero la differenza nel percorso di crescita di un musicista.

D. Quale funzione può svolgere un negozio di strumenti musicali nella vita culturale di una città come Chieti?
R. Un negozio di strumenti può e deve essere un punto di riferimento culturale. Non solo un luogo dove si acquista, ma uno spazio di ascolto, confronto e orientamento.
La musica insegna a stare insieme, ad accettare le differenze, a crescere come individui. Un negozio, soprattutto in una città come Chieti, può contribuire a mantenere vivo questo tessuto culturale, offrendo competenza e accompagnando i musicisti – giovani e meno giovani – nel loro percorso, umano prima ancora che artistico.

D. Quali sono i progetti futuri dell’attività?
R. Mi sto guardando attorno con l’idea di aprire un secondo punto vendita in un’altra città, probabilmente Montesilvano, mantenendo attiva anche la sede di Chieti. L’obiettivo è diversificare, dividendo la presenza tra due realtà.
In prospettiva mi piacerebbe coprire più città della regione, come L’Aquila o Teramo, ma è un progetto complesso, soprattutto per i costi e per la difficoltà di trovare personale competente. Il settore è molto specifico e non è semplice individuare figure preparate che possano garantire continuità e qualità.

D. Quali consigli Ivano Cavallucci si sente di dare a chi desidera avvicinarsi al mondo della musica o intraprendere un percorso professionale simile?
R. Il primo consiglio è partire dalla cultura. Oggi c’è tanta musica, ma poca cultura musicale, e senza quella è difficile capire davvero ciò che si ascolta. Studiare è fondamentale come percorso personale, perché la musica resta un fatto di anima, di cuore, di emozione. Ti arricchisce come persona, senza pretendere nulla in cambio.
Dal punto di vista professionale, però, in Italia oggi non consiglierei di puntare tutto sulla musica per viverci. I margini sono pochissimi e anche musicisti molto affermati faticano ad arrivare a fine mese. In altri Paesi esistono forme di sostegno che permettono di dedicarsi davvero a questo lavoro; da noi manca ancora questa mentalità. La musica va coltivata come passione, come crescita personale, come educazione all’ascolto e alla vita, ma non come unica prospettiva economica.

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Ringraziamo Ivano Cavallucci per la disponibilità e per aver condiviso una visione della musica che va oltre la semplice pratica artistica o commerciale. Dalle sue parole emerge un’idea di musica come strumento educativo, umano e culturale, capace di formare le persone prima ancora dei musicisti.
In un tempo in cui tutto sembra rapido e consumabile, il suo racconto restituisce valore all’ascolto, alla competenza e alla pazienza dei percorsi costruiti nel tempo, ricordandoci che la musica, prima di essere un mestiere, resta una forma profonda di relazione con gli altri e con sé stessi.

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