Intervista a Massimiliano Ferragina in occasione della mostra dedicata alla figura della Vergine Maria dal titolo Ecce Virgo.
Chiesa del Purgatorio, Bucchianico (Chieti) fino al 7 gennaio 2024. Ingresso gratuito tutti i giorni dalle ore 10:30 alle 18:00.
In questi giorni e fino al sette gennaio 2024, è possibile visitare a Bucchianico (Chieti) presso la chiesa del Purgatorio, la mostra dell’artista Massimiliano Ferragina dal titolo Ecce Virgo. Una mostra che comprende tre monumentali tele dedicate alla figura della Vergine Maria realizzate appositamente per lo spazio espositivo. La mostra è a cura del santuario di San Camillo de Lellis.
All’evento di inaugurazione, lo scorso sedici dicembre, ha partecipato Sua Eccellenza Mons. Bruno Forte, Vescovo di Chieti Vasto con una densa e profonda relazione proprio dedicata alla figura di Maria.
Massimiliano, mons. Bruno Forte, all’apertura della mostra ha detto che “nel rappresentare Maria con i colori, egli (riferendosi all’artista) la riconosce come frammento vivo di umanità” che effetto le hanno fatto queste parole?
La presenza di mons. Forte è stata un dono immenso. Uno dei più grandi teologici a livello internazionale, un grande pastore della Chiesa che presenzia e scrive parole così alte e toccanti per una tua mostra, devo riconoscere che fa un certo effetto. Non smetterò di ringraziarlo per la cura e l’attenzione che ha avuto per Ecce Virgo. Le parole che mi ha consegnato rappresentano un valore aggiunto al mio cammino umano e professionale, come un padre che guida n figlio. Da artista posso affermare che si è rafforzata in me la convinzione che l’arte è percorso privilegiato a servizio della fede. Vorrei anche precisare che all’inaugurazione, oltre al sindaco di Bucchianico Carlo Tracanna, è stata presente l’onorevole Daniela Torto, persona sensibile all’arte ed alla cultura, una testimonianza importante secondo me in questo momento storico in Italia.
Da dove nasce Ecce Virgo?
La mostra nasce da una mia personale devozione, da un mio desiderio profondo di interpretare i nomi di Maria in uno stile tutto contemporaneo. Maria come Vergine e Madre, come Madre di Gesù e come Madre di Dio. Si tratta di tre titoli teologici che identificano questa donna così importante per il cristianesimo e non solo. Maria è emblema assoluto di tutte le donne coraggiose, madri, che nel sacrificio, nel dolore, nella morte, oserei dire, portano sempre nel cuore un messaggio di speranza, amore e forza, che si immolano per i propri figli. Maria è stata una donna forte, che ha fatto una scelta, che ha rischiato tutto pur di permettere che il figlio crescesse in grazia e sapienza, come tante madri che vediamo nelle immagini di guerra che ci arrivano. Ecce Virgo vuole essere anche un omaggio a loro. La figura di Maria quindi non solo nella sua immagine sacra ma anche nell’attualità.
La sua arte, espressione artistica, viaggia su due binari potremmo dire, uno dedicato all’arte sacra contemporanea, come abbiamo visto per esempio nel ciclo pittorico, da lei realizzato, nella cappella dell’aeroporto di Fiumicino, e l’altro dedicato alla ricerca sull’astrazione, sulla pittura emozionale, su temi propriamente introspettivi ed informali. Come concilia questi due percorsi?
Mi viene spontaneo. Sono effettivamente due percorsi distinti ma che mi appartengono entrambi in ugual misura. L’espressione artistica sacra contemporanea, nasce nel mio caso come necessità per esprimere i contenuti appresi e sedimentatati nel mio corso di studi filosofici e teologici, ma anche e soprattutto dal mio cammino di fede ed evangelizzazione. La ricerca sull’astrazione, l’informale, l’espressionismo contemporanea è connaturale alla mia inclinazione e sensibilità verso le potenzialità del colore, anzi, per essere precisi dei colori primari. Sono fortemente attratto dai primari che nella mia pittura sono sempre stati protagonisti, non come materia o pigmento semplicemente ma come linguaggio simbolico ed espressivo appunto rispetto a temi intimi, personali, di lettura del mondo e dell’umanità.
Lei è molto legato alla sua terra, la sua regione di nascita, la Calabria. Ha vissuto un po’ ovunque in Europa per poi stabilizzarsi a Roma, la sua terra però ha un forte richiamo ancora…quanto pesano queste radici nella sua espressione ed identità artistica?
Io sono calabrese. Non mi stancherò ami di dirlo. Nonostante sia andato via dal mio paese (Girifalco CZ) appena diciottenne, e nonostante le varie residenze, mi definisco sempre calabrese. Se nasci in una regione così piena di contraddizioni, così impenetrabile in tutta la sua bellezza, struggente, per certi aspetti ferita e per questo affascinante, ricca di tradizioni, devozioni, sacralità, se nasci in una terra così non te ne separi mai, la sua forza resta, il richiamo è irresistibile. Nella mia pittura la calabresità è sempre presente, per calabresità intendo il senso di appartenenza mitico, ai padri greci, al sacro dei boschi, dei mari, delle terre. Al sangue che scorre vivo e rosso scuro. Ho sempre considerato l’essere calabrese nel mio essere artista, un valore aggiunto.
Progetti per il futuro?
In questo momento mi trovo in fase creativa, in pieno fermento. Terminata la mostra Ecce Virgo ho due proposte espositive, una in Messico ed una in Libano. In primavera sarò in Sicilia con una personale dedicata ai santi ed ai martiri cristiani.
