I cambiamenti sociali e lo spopolamento che avanza sta cambiando paesaggi e volti delle nostre realtà regionali. Nell’ultima indagine di Openpolis sul patrimonio edilizio della nostra regione emerge che il 40% delle abitazioni non è occupato in modo permanente. L’Abruzzo si pone di 11 punti percentuali sopra la media nazionale, quarta regione in Italia per incidenza di case disabitate. Una situazione che mette alla luce quanto negli ultimi anni i borghi si siano svuotati. Il rilevamento evidenzia anche il conseguente problema demografico: nella nostra regione sono oltre 300mila le case non occupate nel 2021. Sono più presenti nelle aree interne dove il fenomeno incide di più, anche a causa della distanza dai servizi essenziali e della minore attrattività economica rispetto ai comuni “polo”. Nelle aree periferiche e in quelle ultraperiferiche, quelle in assoluto più distanti rispetto ai poli, il valore è più alto, rispettivamente al 46,4% e al 68,5%. La montagna interna è l’area che risente di più della mancata occupazione abituale delle abitazioni: il 53,8% delle case di questo territorio non è permanentemente abitato, contro il 32,5% della collina interna e il 28,8% della collina litoranea. I primi dieci comuni per incidenza di abitazioni non occupate da dimoranti abituali sono tutti montani. Quello che registra la quota più alta è Cappadocia (90,2%, corrispondente a 3.541 abitazioni in termini assoluti) a cui seguono Villa Santa Lucia degli Abruzzi (89,8%) e Rivisondoli (88,5%). Le percentuali minori si registrano invece a Spoltore (Pescara, 16,1%), San Giovanni Teatino (Chieti, 15,3%) e Cappelle sul Tavo (Pescara, 15%).
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