Si è conclusa con l’ovazione finale del pubblico l’opera lirica Il Trovatore, andata in scena venerdì sera presso il Teatro Marrucino di Chieti, per la regia di Matteo Mazzoni e la direzione d’orchestra di David Crescenzi, e prodotta nuovamente dal Teatro per la prima volta dopo oltre trent’anni. L’opera di Salvatore Cammarano e Giuseppe Verdi, rappresentata per la prima volta il 19 gennaio 1853 presso il Teatro Apollo di Roma, e parte della cosiddetta trilogia popolare assieme a Rigoletto e la Traviata, ha richiamato tutti gli appassionati della lirica, commossi e incantati dal connubio lacerante tra amore e morte, tra la libertà dettata dal proprio status di vita all’ossessione della vendetta che rende prigionieri senza alcuna via d’uscita, tra la spiritualità e la scelta di annullarsi come unica forma di rivendicazione e salvezza di sé stesso, che sono stati rappresentati sulla scena in tutta la loro potenza e maestosità, ottenendo i continui applausi del pubblico impressionato.
I cantanti Sarah Tisba e Diego Godoy, interpreti dei protagonisti Manrico ed Eleonora, in perfetta armonia con l’orchestra, si immedesimano perfettamente nei panni dei personaggi, regalando momenti di altissima tensione emotiva e amorosa al pubblico, rimasto ammaliato dinanzi alla potenza e alla tragicità dell’amore tra i protagonisti, inevitabilmente destinato alla morte. Un coinvolgimento amoroso reso ancora più forte dal Conte di Luna, interpretato in maniera eccelsa da Giuseppe Altomare, che dietro il suo ruolo di cattivo e di innamorato pronto a tutto pur di conquistare Leonora, mostra il suo animo da vero cavaliere, il suo amore sincero per la dama, il suo senso di onore, di famiglia, di affetto per il fratello scomparso, che chiudono l’opera con lo straziante “E vivo ancor”, simbolo ormai di una tragedia interamente e definitivamente connotata di morte, senza più via d’uscita.
Vera protagonista dell’opera la gitana Azucena, interpretata magistralmente da Maria Ermolaeva, figlia, madre, vittima e al tempo stesso carnefice, zingara libera ma in realtà prigioniera, in perfetta simbiosi tra l’amore per Manrico che considera suo figlio e il desiderio di vendetta che la conduce a sacrificarlo, che svetta in tutta la sua maestosità, prigioniera di se stessa e del suo lacerante conflitto interiore, fino alla brutale e tragica scena finale con l’espressione “Sei vendicata, o madre”, in tutta la sua potenza e all’apice della sua follia, causando i brividi e l’ovazione entusiastica del pubblico.
Il tutto reso ancor più suggestivo e struggente dalla straordinaria bravura dell’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese e del Coro del Teatro Marrucino, e dalle scenografie, protagoniste dell’opera almeno quanto i personaggi, segnate dai colori della notte, cupi, romantici, simboli della fatalità della passione, dalle fiamme ardenti del rogo, causa, principio e fine della tragedia che si è consumata e si consuma in tutta l’opera, ma anche della natura libera e incontaminata in tutta la sua vitalità, simbolo dell’unica casa dei gitani, zingari senza dimora, e costantemente rievocata da Azucena in quanto patria e portatrice di pace.
Presente venerdì sera al Teatro, tra il pubblico entusiasta, anche il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, insieme naturalmente al Direttore Artistico Giuliano Mazzoccante e al Direttore Amministrativo Cesare Di Martino, entrambi orgogliosi e fieri dell’eccellente offerta proposta agli appassionati della lirica e dell’altissimo livello raggiunto in Abruzzo, e non solo, dal Teatro Marrucino di Chieti.

