Il Sodalizio degli Abruzzesi “San Camillo de’ Lellis” festeggia gli ottant’anni di storia

Il Sodalizio degli Abruzzesi “San Camillo de’ Lellis” celebra nel 2025 un importante traguardo: ottant’anni di storia, solidarietà e tradizione.

Nato nell’inverno 1943-44, durante i drammatici giorni della Seconda Guerra Mondiale, il Sodalizio nacque per assistere i numerosi abruzzesi sfollati a Roma. Un gruppo di conterranei residenti nella capitale – tra cui l’avvocato Lucio Luciani, Raffaello Biordi e Alberto Sciolari – costituì il Comitato di Assistenza per gli Sfollati d’Abruzzo.

Figura centrale fu Monsignor Corradino Bafile, giovane sacerdote aquilano in servizio in Vaticano, che procurò pasti, alloggi e lavoro ai suoi conterranei. Altrettanto prezioso fu il contributo dei medici Filippo Auriti e Tommaso Cicchini, che offrirono assistenza sanitaria gratuita.

Il 4 febbraio 1945 segna la fondazione ufficiale del “Pio Sodalizio degli Abruzzesi San Camillo de’ Lellis”, con una cerimonia nell’Aula Capitolare dei Religiosi Ministri degli Infermi e una messa celebrata dal Cardinale Federico Tedeschini, primo “Alto Patrono”.

Monsignor Bafile delineò i tre obiettivi dell’associazione: rafforzare la fede tra i conterranei a Roma, sostenere i bisognosi e onorare i santi abruzzesi. Il nome di San Camillo, simbolo della carità abruzzese, rifletteva perfettamente la vocazione assistenziale.

Nel 1969, grazie al supporto del Cardinale Alberto Di Jorio (successore di Tedeschini), fu acquistata l’attuale sede in Via di Santa Costanza e il Sodalizio ottenne il riconoscimento giuridico, modificando il nome in “Sodalizio degli Abruzzesi San Camillo de’ Lellis”.

Nel 1980 il Cardinale Bafile (nominato tale da Paolo VI nel 1976) divenne Alto Patrono, seguito da Monsignor Giuseppe Molinari (2005-2018) e dal Cardinale Francesco Coccopalmerio (dal 2018).

Dopo ottant’anni, il Sodalizio resta fedele alla sua missione originaria: un’associazione cattolica aperta a tutti gli abruzzesi e a chiunque si senta legato all’Abruzzo, con lo scopo di esercitare la carità cristiana e mantenere vivo il legame con la terra d’origine.

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