di Gino Di Tizio
C’è una cambiale nei confronti della città di Chieti che il professor Liborio Stuppia, dal prossimo 6 giugno nuovo rettore della d’Annunzio, sarà chiamato ad onorare, nel pieno rispetto della firma a suo tempo messa dall’allora vertice dell’ateneo, nei confronti della ex Caserma Bucciante, che fu sede dell’Ospedale Militare. Si era nel 20014 quando, a seguito di riunioni che si tennero in prefettura, alla presenza di rappresentanti del Governo, della Regione del Comune e degli enti interessati a prendere possesso di quella sede, la d’Annunzio mise per iscritto l’impegno a investire 10 milioni di euro per occupare parte della struttura, destinandola al Museo Universitario, ad una facoltà e a servizi per gli studenti. Ci fu poi una inattesa virata con marcia indietro che l’allora prefetto Armando Forgione ritenne subito inaccettabile: “Pacta semper servanda sunt”, i patti vanno sempre rispettati tuonò infatti.
Lo fece pubblicamente in prefettura in occasione di un convegno che si tenne proprio sul tema “Il Convento Sant’Andrea nella Villa Comunale” trattato dalla professoressa e architetto-restauratrice Antonella Giovanditti, quando si parlò anche del futuro che attendeva la struttura. In quella occasione la d’Annunzio non rispose all’invito ricevuto ma il prefetto non esitò a lanciare chiare parole di condanna di quell’atteggiamento. Disse infatti “Alcuni, oggi assenti, non hanno ritenuto di mantenere le loro promesse, chi mi conosce sa che amo portare a termine i progetti ed i programmi per i quali spendo la mia funzione e, dunque, per la questione della Cittadella della Cultura, avviata nel 2014 ed alla quale nei miei sedici mesi di mandato ho cercato in ogni modo di dare impulso e concretezza, non mi sento soddisfatto, pacta servanda sunt”.
Il prefetto che gli è succeduto, il dottor Mario Della Cioppa, ha già ripreso in mano la situazione con alcune riunioni, ma non ci sono stati gli sviluppi attesi.
Toccherà ora al nuovo rettore riconsiderare la vicenda, partendo proprio da quei patti firmati dall’allora vertice dell’ateneo, che non possono essere considerati e valutati come carta straccia dall’ateneo. Il professor Stuppia nei suoi primi interventi ha dato la massima disponibilità a rispettare la città dove la d’Annunzio è nata. Ora sarà chiamato a dimostrarlo.
E visto che siamo in tema sarebbe cosa apprezzabile se anche per il futuro del Palazzetto dei Veneziani l’ateneo rispettasse gli impegni assunti nel 2018, nel giorno del taglio del nastro di quello storico palazzo, per il suo utilizzo in favore degli studenti e della città.
