La gente ha paura di dire quello che pensa. Oggigiorno questo terrore sembra aumentato solamente poiché abbiamo Internet a disposizione che ci connette tutti e ci crea ancora più timore a dire la nostra, a causa del riscontro sgradito che potremmo ricevere.
Invece il timore di esprimere il proprio pensiero, in realtà, è sempre stato presente: nei secoli non sono state poche le situazioni in cui pur di salvarsi la “pelle” lasciando in circostanze critiche gli altri, si è preferito tacere e uniformarsi alla massa. Il concetto di omertà, purtroppo, può essere quindi collocato nei diversi momenti della storia, come nell’800 con le lotte femminili, durante la seconda guerra mondiale con l’Olocausto, negli anni ’60 con i movimenti anti-razziali e o in periodi recenti con la guerra tra Russia e Ucraina… E solo per riferirne alcuni, nella consapevolezza che ogni epoca ha avuto i suoi silenzi, con l’uomo che pensa a se stesso e si volta dall’altra parte pur di non essere additato e doversi prendere le proprie responsabilità per aver espresso il proprio parere.
Eppure in ciascun contesto storico possiamo trovare testimonianze di autonomia di pensiero, di indipendenza e di coraggio nel difendere la propria posizione e quella di altri sulla stessa onda di pensiero: nell’800 si svilupparono i movimenti delle suffragette; nella seconda guerra mondiale c furono i partigiani; negli anni ’60 diventarono figure simbolo delle proteste personaggi come Marthin Luther King Jr e Rosa Parks; infine in Russia è divenuto portavoce della dissidenza Alexei Navanly, che ha pagato con la sua stessa vita il costo della libertà della sua parola.
Insomma, partendo dalle personalità più conosciute ad oggi come ad esempio Greta Thumberg (ambasciatrice per i diritti dell’ambiente), fino alle seppur comuni donne coraggiose, ma con la forza di denunciare molestie e maltrattamenti subiti per anni, possiamo accettarci concretamente che è sempre meglio dire ciò che si pensa veramente, vivendo la vita seguendo i propri valori e lottando ogni giorno piuttosto che morire, avendo condotto un’esistenza blanda e priva di originalità e autenticità di ragionamento, in una parola infelice.
Ciò in particolare sostengo personalmente, essendo io stessa avvocata in prima linea dei miei pensieri e di quelli altrui senza mai avere il timore di esporli, ma anzi, presentandoli con entusiasmo e spontaneità. Non riesco ad immaginarmi quindi impassibile alla vita senza arricchirla con i miei valori aggiunti, soprattutto pensandomi nel futuro lavorativo di quando sarò adulta. Credo che a qualsiasi cosa si faccia vada aggiunto il proprio tocco e la propria idea, sempre esternata e mai tenuta dentro di sé (costi la propria immagine o la tranquillità), per l’apporto che tale determinazione alla parola potrebbe dare alla esistenza propria come a quella di chi ci circonda.
Insomma, non dobbiamo aver paura di rimanere da soli esternando le nostre opinioni, ma di rimanere da soli con le nostre opinioni se non le abbiamo condivise con il mondo.
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