È iniziata ieri sera la nuova stagione lirica del Teatro Marrucino, nel segno di uno spirito ludico e leggero, ma permeata anche da temi forti e costantemente presenti, quali la valorizzazione dei giovani talenti abruzzesi e la sostenibilità nella produzione. La regia di Emilio Marcucci nella messa in scena di due opere settecentesche quali il Maestro di Cappella di Domenico Cimarosa e Bastiano e Bastiana di W.A. Mozart, quest’ultima frutto del genio precoce del celebre compositore che la scrisse a soli 12 anni, ha saputo riportare in luce, coniugando tradizione e innovazione, gli elementi originari, più puri e intrinseci delle due opere, che si sono succedute durante la serata in una naturale continuità. Hanno indiscutibilmente dominato la scena la bravura e naturalezza del Maestro Concertatore Christian Starinieri e l’ormai nota Orchestra da Camera di Pescara Colibrì Ensemble, vera perla del nostro territorio e punto di riferimento in ambito cameristico. La perfezione della musica di Cimarosa e Mozart non è stata minimamente scalfita dalla leggerezza e ilarità che hanno contraddistinto la messa in scena, rafforzandone anzi l’originaria componente giocosa che fu ispiratrice delle opere stesse (in particolare dell’opera di Cimarosa), allo scopo, come evidenziato anche dalla regia, dell’“arte di fare teatro”, un’arte che ha guidato gli artisti di ogni tempo e che ancora oggi continua ad essere il fine principale del palcoscenico, in particolare quello del Teatro Marrucino. E mentre l’opera di Cimarosa ha visto protagonisti il Maestro Concertatore e l’orchestra, in piena sintonia e perfettamente a loro agio in un clima, seppur qualitativamente altissimo, ma anche più “leggero” e scherzoso, nell’opera di Mozart hanno brillato il tenore Benedetto Agostino nel ruolo di Bastiano, che si è distinto in particolare per una riuscita interpretazione vocale e teatrale del suo personaggio, la straordinaria soprano Giulia Bruni alias Bastiana che ha incantato la platea con la sua dolce voce “da usignolo”, e il baritono Daniele di Nunzio, carismatico interprete di Colas.
Una produzione sicuramente originale, diversa dalle precedenti e a prima vista un po’ troppo connotata da uno spirito giocoso, che ha visto “su questi legni”, per usare il gergo del mago Colas, ossia sul palco anche fidati collaboratori del teatro, Federico Barbetta e la professoressa Isabella Crisante, ciascuno con un proprio ruolo e un proprio spessore. Una rappresentazione che anche dal punto di vista scenografico ha rimarcato il fondamentale tema della sostenibilità, proponendo da sfondo un paesaggio rurale e bucolico, tanto caro allo stesso Mozart, ma disturbato dalla presenza di pali per l’elettricità che sembrano quasi violentare una natura pura e incontaminata. Ma una messa in scena anche dotata di continua interazione con gli spettatori, fino alla completa rottura della quarta parete che ha definitivamente coinvolto un pubblico già impressionato e a tratti incredulo. E finalmente l’opera ricondotta alle sue origini, al suo spirito più puro, quello ludico, ma anche al suo contesto, quello settecentesco, riproposto con abiti di scena indossati da tutti i personaggi in un trionfo finale che ha suscitato l’ovazione del pubblico.

