Un’atmosfera suggestiva e iconica ha accolto venerdì sera il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart che, dall’allestimento del 2022 nell’incantevole cornice dell’Anfiteatro “La Civitella” di Chieti, giunge nuovamente al Teatro Marrucino suggellando la fedeltà del pubblico abruzzese, accorso numerosissimo per un nuovo appuntamento della stagione lirica del teatro teatino. Difficile non richiamare gli spettatori per un’opera celebre come Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni, rappresentata per la prima volta il 29 ottobre 1787 a Praga ma punto di approdo di una lunga tradizione letteraria iniziata con il Burlador de Sevilla di Tirso de Molina (1630), il cui protagonista, un nobile seduttore impenitente, licenzioso e assolutamente privo di morale, è riuscito nei secoli ad entrare nell’immaginario collettivo non come esempio da rifuggire ma come un eroe affascinante, mitico, simbolo dei desideri e delle passioni che pervadono l’animo umano. Un’opera buffa ma profondamente intrisa di drammaticità, densa di chiavi di lettura sempre nuove, come insegna il regista Paul Èmile Fourny, bravo nel proporre una messinscena diversa, in cui l’aspetto immorale e quasi demoniaco del protagonista mozartiano assume connotati soprannaturali, in una dimensione notturna e vampiresca che mette in luce l’essenza più intima dell’opera.
Un accostamento, quello di Don Giovanni/Dracula, a prima vista forzato ma in realtà del tutto naturale per l’incredibile capacità di entrambi di dominare ossessivamente la storia, di catalizzare le attenzioni degli altri personaggi quasi come forze incontrollabili, in grado di prosciugare le proprie vittime nel sangue e nell’anima, tra l’incontenibile desiderio e l’impavida fedeltà alla propria natura. Sullo sfondo di una scenografia imponente, dai toni d’epoca un po’ antichizzati e frutto di un elaborato meccanismo mobile che, nel riproporre da contesto un’ambientazione gotica con lo sfondo del castello del Conte, riesce nell’effetto di accentuare la dimensione crepuscolare e insidiosa in cui si muove il protagonista, domina la scena il basso Florin Estefan, superbo interprete di Don Giovanni/Dracula, che nella sua prorompente fisicità e potenza vocalica incarna perfettamente il ruolo angosciante non solo del seduttore, ma soprattutto del dominatore, in un aspetto quasi demoniaco e mitico (accentuato dal vestito rosso), ma sostanzialmente riflesso dell’intimo desiderio di tutti i personaggi di soddisfare gli istinti selvaggi e primordiali, superando le costrizioni imposte dalla norma sociale e morale. Ed è per questo che lo specchio, l’elemento scenografico più emblematico della messinscena del Marrucino, riflettendo il meraviglioso teatro teatino in tutta la sua bellezza e maestosità, ha permesso agli spettatori di identificarsi con l’eroe mozartiano, in un combattimento tra bene e male che non lascerà scampo al protagonista, l’unico non in grado, per la sua natura, di essere riflesso, e vittima di un desiderio irrefrenabile e di una libertà che nello sfidare persino il divino finirà per distruggerlo definitivamente.
Indiscutibilmente prevalenti le figure femminili che affiancano Don Giovanni/Dracula nell’opera, in un triangolo di opposti sentimenti nel quale ognuna spicca nella varietà di contrasti che contribuiscono a delineare la natura del desiderio del protagonista. Ed è così che la nobile e angelica Donna Anna, interpretata da una raffinata Maria Tomassi, seppur contaminata dal seduttore che ne ha compromesso la purezza e l’umanità (rubandole la “virtù” e trasformandola in vampiro), diviene il ritratto dell’onore ferito e della volontà di vendetta per il padre ucciso dal nobile, mentre la maliziosa e furba Zerlina (interpretata da una graziosa e civettuola Licia Piermatteo) oscilla nel desiderio di cedere alle profferte del conte, riuscendo tuttavia a mantenersi salda e a salvare il proprio matrimonio con lo sposo Masetto (Luca Bruno). Figure a loro modo ancora autentiche e “pure”, ancora vergini come simboleggiato dai loro vestiti bianchi e come tali oggetto della bramosia di predominio assoluto, fisico e mentale, del protagonista, al contrario di Donna Elvira (la tormentata e intensa Roberta Salvati), sedotta da Don Giovanni e ormai sua, al quale il protagonista non rivolge più attenzioni in quanto non più da conquistare, e che nella follia del suo amore e della passione non rinuncia a tenerlo per sé, irrimediabilmente rovinata dai sentimenti che prova per lui.
Ma se il sentimento di amore/odio pervade le protagoniste, vittime e aspiranti carnefici dell’anti-eroe mozartiano, la presenza dei personaggi maschili conduce il pubblico verso una comicità amaramente intrisa di drammaticità, rappresentata dal servo Leporello (interpretato da un versatile e particolarmente adatto Gaetano Merone), l’alter ego del suo padrone al quale aspira quasi ad identificarsi (come simboleggia il foulard rosso in linea con i colori del Conte) e che nella sua celebre aria del catalogo Madamina, il catalogo è questo, sciorinando davanti ad una disperata Elvira tutte le conquiste del padrone, ne prova quasi una sorta di appagamento libidinoso, nella crudele e tragica ironia che pervade un personaggio al contempo buffo e sadico. Al contrario, una razionalità che tenta di combattere, senza riuscirvi, la forza cieca e dirompente di Don Giovanni è impersonata da Don Ottavio (David Ferri Durà), il nobile fidanzato di Anna, che con la sua integrità e la sua volontà di fermare il “mostro” con le leggi umane dovrà lasciare spazio a quelle divine, le uniche in grado di fermare il diabolico eroe, con l’arrivo del Commendatore (interpretato da un solenne e integerrimo Andrea Tabili), padre di Donna Anna e strumento celeste di punizione e di vendetta da parte di tutti gli esseri umani ormai esautorati della loro essenza vitale dopo il passaggio distruttivo del nobile impenitente.
La regia apparentemente visionaria ma intrinsecamente acuta di Fourny ha avuto il pregio, inoltre, di evidenziare la natura e i sentimenti che pervadono i protagonisti, servendosi a tratti anche di un potente gioco di luci, particolarmente efficaci in un contesto di per sé volutamente poco luminoso, che oltre a rappresentare con straordinaria vividezza e suggestione le fiamme spettrali che trascineranno all’inferno Don Giovanni, hanno accompagnato l’incipit e il finale dell’opera, con l’arrivo del Commendatore, simbolo di integrità e vero deus ex machina della storia, e il sestetto finale la cui celebre morale Questo è il fin di chi fa mal ne ristabilisce il “ritorno alla luce” e alla giustizia morale. Un allestimento che, frutto della coproduzione internazionale con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, la Fondazione Teatri di Novara, l’Opera-Théâtre de Metz Métropole e la Nouvel Opera Fribourg, impreziosito dall’accompagnamento della sempre ineccepibile Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, magistralmente diretta dal M° Marco Moresco, dal contributo dell’eccellente Coro del Teatro Marrucino diretto dal M° Christian Starinieri, e dall’ammirevole lavoro della Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino, conferma il prestigio e l’importanza unica a livello nazionale ed internazionale del teatro teatino, simbolo di eccellenza artistica e culturale italiana ed europea.
