Si chiama Luciano D’Onofrio, oggi pensionato e rigattiere a tempo perso, fino a ieri l’altro operaio dipendente di una ditta che operava nel settore delle costruzioni, prima di chiudere l’attività e di metterlo alla porta. Studi fatti: quinta elementare, oltre qualche timida e mai completata apparizione nella scuola media, ma con una passione sempre coltivata per raccontare in versi il suo quotidiano, grazie ad una capacità straordinaria di improvvisazione sui temi e alla sua grande memoria, visto che è in grado di sciorinare i suoi lavori in ogni momento, senza avere nulla di scritto davanti. Una passione sempre coltivata, fin da giovanissimo, affascinato dalle poesie che leggeva a scuola, ma esplosa, come ci ha detto lui, dopo la morte di uno suo grande amico, Enzo De Iuliis, meglio conosciuto come Cipolla, straordinario personaggio della vita teatina da non molto scomparso, accompagnato da un generale e sentitissimo cordoglio. “Il dolore provato- racconta Luciano- mi ha stimolato a rendere noti i momenti vissuti con lui, recitando le mie poesie”. Così ha cominciato a mettere su facebook le sue improvvisazioni, da subito raccogliendo pieni consensi. Ikino lu narratore, come lo chiamano gli amici, versione moderna degli antichi cantastorie, nelle sue esibizioni, riprese da un telefonino e postate sul web, affronta storie e temi della vita comune, quella del popolo. Sapete ad esempio cos’è l’unguento “rumore di carrozze”? Luciano ce lo ha fatto scoprire raccontando di quando, giovanissimo garzone di un noto mastro artigiano locale, venne mandato dal titolare della bottega a comprare questo olio particolare, “rumore di carrozze”, che si trovava solo in farmacia, necessario per completare un lavoro per una cliente. Solo al termine di lunghe peripezie, raccontate con acuto umorismo, il garzone capì che era stato mandato via dal suo padrone perché voleva restare solo con la sua bella cliente. Poi sono altre divertenti storie, sempre in rima baciata, sempre recitate da Luciano per raccontare storie legate alle partite di calcetto, a personaggi particolari, come “lu magare” che toglieva a tutti il malocchio chiedendo soldi o solo un buon bicchiere di vino, a momenti di festa e di condivisione ed anche alla politica, dando corpo e voce della insoddisfazione del popolo teatino verso chi gestisce il potere.
Luciano, al tirar di tutte le somme del suo davvero straordinario percorso, è la dimostrazione vivente che a dare voce alla poesia non sono gli studi, o soltanto gli studi, ma c’è qualcosa di innato che esplode e raggiunge livelli altissimi, come quelli che tocca Ikino nelle sue narrazioni.






