Gianni Morandi, l’eterno ragazzo chiude il Festival dannunziano

C’è un momento, nella vita di un artista, in cui il tempo dovrebbe necessariamente presentare il conto. Per Gianni Morandi, invece, il tempo sembra essersi fermato da qualche parte tra una chitarra, una canzone e quel ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. Ha 81 anni, oltre sessant’anni di carriera e più di cinquanta milioni di dischi venduti. Eppure, quando la chitarra cala dall’alto sul palco del Porto Turistico di Pescara e la sua voce intona C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, l’età anagrafica sembra appartenere a qualcun altro.

Ieri sera, domenica 6 settembre, il concerto di Morandi ha chiuso l’VIII edizione del Festival dannunziano. Nove giornate di cultura, musica, arte, letteratura, spettacolo e sport si sono concluse davanti a un pubblico arrivato da tutta Italia per incontrare, ancora una volta, un pezzo della propria storia. È forse questo il segreto di Morandi: non essere soltanto un cantante, ma essere diventato nel tempo un luogo della memoria collettiva italiana. Nelle sue canzoni ci sono le domeniche degli anni Sessanta, i primi amori, la televisione in bianco e nero, le estati, le piazze e le inquietudini di un Paese che cambiava. Ma c’è anche il presente: Morandi continua a correre, sorridere, pubblicare sui social, collaborare con artisti più giovani e riempire palasport e teatri.

«Non so quando mi hanno battezzato eterno ragazzo. Forse perché mi vedono che mi diverto, vado in giro, pubblico sui social, sono curioso, e quindi vivo. Non siamo eterni, ma io voglio vivere questo momento. Dobbiamo sorprenderci, sempre».

È la frase che forse più di ogni altra racconta l’uomo salito sul palco pescarese. L’“eterno ragazzo” non è chi finge di non invecchiare, ma chi non smette di avere curiosità per la vita.

E allora il concerto diventa un viaggio. Si parte da C’era un ragazzo, nel sessantesimo anniversario di una canzone che appartiene alla storia ma continua a parlare al presente. Scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, durante la guerra del Vietnam, raccontava la trasformazione di un giovane davanti all’assurdità della guerra. Sessant’anni dopo, le guerre sono ancora lì. «C’era un ragazzo è stato scritto nei tempi della guerra, quando si pensava che di guerra non se ne sarebbe più parlato. Ma non è così e la musica può aiutare».

Poi arrivano Occhi di ragazza, Non son degno di te, Se puoi uscire una domenica sola con me, La fisarmonica, Andavo a cento all’ora, In ginocchio da te. Ogni canzone apre una porta sulla memoria, e dietro quella porta c’è un pezzo d’Italia.

C’è spazio anche per l’amicizia con Lucio Dalla, raccontata attraverso immagini del loro storico incontro televisivo e canzoni come Futura, Città grande e Vita. «Lucio è stato un amico, gioco, follia, complicità, risate, sana rivalità, ma anche quello che ha sempre creduto in me, anche nei momenti meno brillanti della mia carriera. È stato un pezzo di vita importante».

Un mondo d’amore, Grazie perché, Bella signora, Solo insieme saremo felici accompagnano il pubblico attraverso le diverse stagioni della sua carriera. Poi arriva L’allegria, scritta dall’amico Lorenzo Jovanotti, e l’energia esplode. È anche questa la forza di Morandi: non avere paura delle nuove generazioni, non difendere il proprio passato come una fortezza, ma aprirlo al dialogo. Apri tutte le porte, ancora firmata da Jovanotti, ne è la dimostrazione.

Con Canzoni stonate, il Porto Turistico si accende di migliaia di telefoni. Il pubblico non ascolta soltanto: partecipa, restituisce luce alla scena.

Poi arriva Cecilia, una bambina che gli chiede di cantare Banane e lampone. Morandi la invita sul palco, la abbraccia e canta con lei. Per qualche minuto non esiste distanza tra la leggenda e la piccola fan: soltanto un artista e una bambina che condividono lo stesso sogno. Il concerto prosegue con Hit Parade, In amore, Se non avessi più te e una lunga immersione negli anni Sessanta: Chimera, Tenerezza, Go Kart Twist, Non son degno di te, In ginocchio da te. Basta una nota e il pubblico riconosce la propria storia. Il successo di Morandi, allora, non si misura soltanto nei numeri. Sta nella capacità di appartenere contemporaneamente a più generazioni: un ragazzo di vent’anni può ascoltarlo accanto ai propri genitori; un ottantenne può ritrovare nella stessa voce la propria giovinezza. In mezzo, decenni di cambiamenti, mode, rivoluzioni musicali e nuovi linguaggi. Morandi è rimasto.

Il finale arriva con Belinda, Fatti mandare dalla mamma, Uno su mille e Scende la pioggia, accompagnata dalle immagini di Canzonissima 1968, quando Morandi vinse la trasmissione. Ma la serata non può chiudersi senza Banane e lampone: Cecilia torna sul palco e il Porto Turistico diventa una grande festa, con il pubblico in piedi a cantare e ballare.

Sul palco salgono infine il sindaco di Pescara Carlo Masci, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e Giordano Bruno Guerri, direttore artistico del Festival dannunziano, per ringraziare Morandi di aver chiuso il Festival con una serata capace di unire generazioni diverse.

C’è anche un omaggio a Mina, con un frammento di Tintarella di luna, e il ricordo di tutti gli incontri che hanno segnato il lungo cammino dell’artista partito da Monghidoro e diventato una delle voci più riconoscibili d’Italia. Perché una carriera così lunga non è fatta soltanto di canzoni. È fatta di persone, amicizie, incontri, cadute e ripartenze. E forse è proprio questa la forza di Gianni Morandi: non essere rimasto giovane, ma essere rimasto curioso, presente e capace di emozionarsi. L’“eterno ragazzo” non è quello che sfugge al tempo. È quello che continua ad avere voglia di viverlo. E Morandi, a 81 anni, sembra averne ancora moltissima.

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