Gallucci: “Lungimirante l’Azienda unica ospedaliera a trazione universitaria”

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Federico Gallucci, Presidente di Theate Magnum

Divampa la polemica in merito alla iniziativa del DG Thomas Schael  di liberare  -per ragioni funzionali ad un piano di adeguamento strutturale -la palazzina Corpo C  ed i nodi B e C del nostro nosocomio, trasferimenti che hanno destato vivissime preoccupazioni per potenziali nefandi effetti sulle attività didattico formative e su quelle strettamente inerenti le attività ospedaliere, con ripercussioni che potrebbero addirittura definirsi con la CHIUSURA del nosocomio e della facoltà di medicina.
Ciò che ci induce a critica riflessione è la lamentela -posta dai più- del modus operandi adottato dal DG che ha deciso d’imperio, senza sentirsi in dovere di preventivamente condividere le scelte con gli altri protagonisti impegnati nella gestione della sanità territoriale, in primis il Rettore, titolato dalla Convenzione attuativa Aa disciplinare i rapporti tra le componenti ospedaliera ed universitaria nell’ambito dell’assistenza sanitaria.
In primis, noi ribadiamo convintamente quanto lungimirante è la spendita di energie da parte del Rettore nell’indirizzare la politica verso la nascita di una Azienda unica ospedaliera
a trazione universitaria,  ispirata a modelli già adottati in altre realtà (Padova, Siena, Bologna,..) dove la realizzazione di una “unica governance” ha generato un virtuoso “modello di sistema” tra assistenza medica, formazione e ricerca scientifica, all’insegna del contenimento e della ottimizzazione delle risorse disponibili e soprattutto della esaltazione dei servizi offerti.
 Ricordiamo a tutti che il precetto valoriale dell’art 32 della Costituzione deve essere interpretato con la illuminata saggezza di orientare ogni azione nel senso più ampio possibile della tutela della salute, del benessere e della integrità psico fisica dell’individuo, per evitare disagi, complicazioni e sofferenze ai bisognevoli di cure, ai quali il Costituente ha rivolto la sua attenzione.
Ed allora, cessi immediatamente il consueto teatrino della “politica delle appartenenze” che esige il pesantissimo tributo di prese di posizioni inconciliabili anche con le coscienze, affinchè la tutela della salute non diventi mai terreno di scontro partigiano;  si faccia a tutti un vigorosissimo richiamo alla interpretazione aristocratica della politica, intesa come virtù, nella consapevolezza che dinanzi alla sofferenza ed alla malattia a nessuno è dato di abbandonarsi ad approcci scevri da sensibilità; si recuperi una volta per tutte la saggezza del buon senso e si cammini insieme per il bene comune.      
          
                                          
                                            

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