Fru fru, santine e diasille: al Teatro Marrucino il trionfo di donne che rifioriscono nella speranza

Un’ode al bene che trionfa sempre, e alle donne che da vittime di violenza ed emarginazione trovano sempre la forza di rialzarsi e ristabilire il proprio valore e la propria dignità. Sono questi i messaggi che hanno permeato la commedia Fru fru, santine e diasille, scritta e diretta da Paolo Crisante, con gli attori della compagnia “I giovani amici del teatro” di Pescara e andata in scena venerdì 20 marzo al Teatro Marrucino di Chieti, che nella sua originalità si è resa portavoce di messaggi carichi di profonda umanità.

Protagonista un convento di simpatiche monache, che dirette dalla rigorosa ma buona Madre Superiora, Suor Maria Miuccia, e dalla sua continua esortazione alle diasille (le preghiere da recitare durante la giornata), si dedicano al prossimo e ad aiutare chi ne ha bisogno, con buon cuore e autenticità. Ed infatti, ospiti del convento sono anche la giovane Marcella, ragazza incinta e rifiutata sia dal fidanzato sia dalla madre ma accolta amorevolmente dalle religiose, e Beatrice, una donna reduce da un matrimonio violento che ha trovato anch’essa calore e ospitalità. Le giornate passano, tra le diasille e le faccende, con le visite di Don Giovanni, sempre intento a regalare alla simpaticissima Suor Maria Costanza (detta La Lazzarona) i frù fru e nuovi santini (le sandine), le simpatiche irriverenze di quest’ultima, che rinchiusasi nel convento da giovane per sfuggire ad un matrimonio imposto continua a sognare una vita al di fuori seguendo le sue speranze e i suoi sogni, e la dolce attrazione tra Marcella e il restauratore Manuel, giovane spagnolo pronto anche a crescerne il bambino pur di sposarla e stare con lei. Ma all’improvviso, nel bel mezzo dei preparativi di un evento benefico, arrivano due frati un po’ particolari, interessati non tanto alla vita religiosa ma a un bel tesoretto che si nasconde nel convento e sul quale vorrebbero mettere le mani…

Il regista Paolo Crisante, reduce dal successo di Borgo Marino, simbolo della vita quotidiana dei venditori del pesce ma connotato dalla semplicità e dall’autenticità dei rapporti che lega i protagonisti, propone uno spaccato di vita all’interno di un monastero nel quale la parola d’ordine è l’aiuto a coloro che ne hanno bisogno. Prive di qualsiasi forma di bigottismo o di chiusura, le monache mantengono la propria umanità, riproponendosi non solo come religiose ma come donne che mostrano empatia e solidarietà, che raccontano le proprie esperienze di vita e che lavorano per donare un futuro migliore a coloro che ne hanno bisogno. E non è un caso che il gruzzoletto tanto ricercato dai due monaci/ladri sia posto proprio sotto la statua della patronessa del convento: Maria, Madre della Speranza, quella stessa speranza che muove Marcella a portare avanti la gravidanza e a sognare un futuro migliore con Manuel, libera dai pregiudizi e dalla sofferenza; che spinge Beatrice a rifarsi una vita con Mario, uno dei monaci che monaco non era, gettandosi alle spalle un’esperienza sofferta per ridarsi una nuova possibilità; e nella quale finalmente Suor Maria Costanza (La Lazzarona) trova l’entusiasmo per uscire dal convento, libera e felice in una nuova vita. Donne che hanno sofferto, che hanno trovato una comprensione profonda e un aiuto concreto, e che finalmente, nelle varie sfumature dell’universo femminile, hanno ritrovato se stesse e la propria essenza, in una bellissima e quanto mai attuale testimonianza di umanità e di consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

La compagnia “I giovani amici del teatro” di Pescara, ormai nota e pluripremiata, rivela di nuovo una grande sensibilità nel raccontare vite quotidiane di lavoro e umanità, ma impregnate di autenticità e leggerezza, il tutto con lo sguardo maschile del regista Paolo Crisante, al quale va il plauso di avere esaltato la figura femminile e tematiche così attuali e bisognose di essere esplorate in tutte le loro sfaccettature, senza demonizzare la figura maschile. Lodevole il livello recitativo degli attori (Vincenzina Di Fabio, Debora Di Marcantonio, Melania Pelusi, Maria D’Arcangelo, Eleonora Silvidii, Raffaele Di Caprio, Mattia Belfiore, Alfonso Maurizio, Fernando Di Iorio, Livio D’Annibballe), con un encomio speciale alla sempre immensa Anna Bartoli, che ha reso ancora più memorabile la commedia con leggerezza e autenticità.

Previous Story

Dissesto del Comune di Chieti: la Corte dei Conti conferma l’assoluzione di Ferrara e Della Penna

Next Story

Il “Premio Internazionale Cicognini” celebra Riz Ortolani nel centenario della nascita

Ultime notizie da Blog

Latest in Music

About us

One thousand years ago, superstition and the sword ruled. It was a time of darkness. It was a world of fear. It was the age of gargoyles. Stone by day, warriors by night, we were betrayed by the humans we had sworn to protect, frozen in stone by a magic spell for a thousand years.

Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

Authors

Newsletter

[mc4wp_form id="176"]

© COPYRIGHT 2023 – IL GIORNALE DI CHIETI.
PIAZZALE MARCONI N.69 – 66100 CHIETI
ILGIORNALEDICHIETI@GMAIL.COM | C.F. 93062690693.