Nathan Trevallion ringrazia per la solidarietà ricevuta in questi giorni ma chiede che non vengano organizzati presìdi o proteste davanti alla casa famiglia dove si trovano i figli né davanti alle abitazioni private. Il padre dei tre minori, al centro della vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, continua a esprimere il desiderio di poterli riportare a casa, pur ritenendo preferibile che restino nella struttura fino a quando la situazione non sarà chiarita. Nel frattempo, Trevallion continua a visitare i figli nella casa famiglia, accompagnato anche dalla zia e dalla nonna dei piccoli, e continua a svolgere il ruolo anche da mediatore non solo per trovare una soluzione all’ormai insostenibile battaglia giudiziaria, ma anche per rincuorare la moglie, da giorni rinchiusa nella casa nel bosco dopo l’allontanamento dalla casa famiglia e dai suoi figli.
Nel frattempo è stata rafforzata la vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale per i minorenni de L’Aquila, Cecilia Angrisano, già sotto protezione per il ruolo. La decisione arriva dopo le minacce e gli attacchi ricevuti sui social negli ultimi mesi proprio in relazione al caso. La magistrata era finita al centro delle polemiche in seguito all’ordinanza con cui aveva disposto la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti di Nathan e Catherine Trevallion e il conseguente allontanamento dei tre figli, affidati a una casa famiglia.
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha confermato l’invio nei prossimi giorni degli ispettori del ministero al Tribunale de L’Aquila. In realtà un’istruttoria ministeriale era stata già avviata alla fine di novembre, quando fu disposta la sospensione della responsabilità genitoriale. Al termine dell’ispezione sarà redatta una relazione destinata al ministro, che potrà decidere se archiviare il caso oppure promuovere un’azione disciplinare davanti al Consiglio superiore della magistratura. Sarà poi il Csm a valutare l’eventuale applicazione di sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati coinvolti, decisione che potrebbe comunque essere impugnata davanti alla Corte di Cassazione.
Nel frattempo l’iter giudiziario prosegue. Un possibile punto di svolta potrebbe arrivare dalla Corte d’Appello, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dai legali della famiglia Trevallion, Marco Femminella e Danila Solinas, che hanno chiesto la sospensione dell’ordinanza emessa nei giorni scorsi.
La presidente del Tribunale per i minorenni de L’Aquila, Cecilia Angrisano, ha affidato a una nota la propria posizione, condivisa con il procuratore David Mancini. “Le sofferte e delicate decisioni in materia e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare – spiegano – non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori, ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti”. Le decisioni, sottolineano, spettano all’autorità giudiziaria minorile e sono “eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, dopo che nel provvedimento del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila era stato fatto riferimento al ruolo della copertura mediatica.
“L’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo – si legge – non ravvisa elementi che configurino una violazione sistematica o strutturale della Carta di Treviso da parte degli organi di informazione operanti sul territorio”.
Il riferimento riguarda il recente provvedimento del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, nel quale si attribuisce alla copertura giornalistica del caso “una qualche responsabilità nell’aggravamento della situazione dei minori coinvolti, con esplicito richiamo alla Carta di Treviso”. Secondo l’Ordine dei Giornalisti abruzzese “la libertà di informazione e la tutela dei minori non sono valori in conflitto: sono entrambi presidi fondamentali di una democrazia matura, e vanno contemperati con metodo rigoroso, non contrapposti per le più svariate ragioni”.
“La Carta di Treviso, protocollo deontologico sottoscritto dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dall’associazione Telefono Azzurro, tutela – si legge ancora – i minori nella loro rappresentazione giornalistica tenendo come riferimento imprescindibile e assolutamente prioritario l’interesse del minore nel suo sviluppo psicofisico e di sicurezza”.
Per l’Odg Abruzzo la vicenda, di rilevante interesse pubblico, ha assunto attenzione nazionale, reso evidente anche dall’intervento del ministero della Giustizia. “In tale contesto – si prosegue nella nota – la copertura giornalistica non è solo legittima, ma doverosa”. L’Ordine dei Giornalisti “non intende, né gli compete, entrare nel merito delle valutazioni di carattere giuridico e psicosociale che hanno condotto alle decisioni dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, nella misura in cui tali provvedimenti individuano nella copertura mediatica una concausa del pregiudizio ai minori, questa istituzione è tenuta a precisare che addossare alla stampa una responsabilità non adeguatamente circostanziata sul piano deontologico costituisce un precedente metodologico preoccupante, suscettibile di produrre un effetto dissuasivo sulla libertà di informazione in vicende di analoga natura e rilevanza pubblica”.
