“Endocrine Disruptors Symposium: deciphering the impact on human organ systems”: il simposio in programma alla “d’Annunzio”

Gli effetti degli interferenti endocrini (IE) sulla salute, le informazioni sui rischi derivanti dall’esposizione di sostanze chimiche presenti in oggetti di utilizzo quotidiano e le scelte di comportamenti consapevoli per ridurre tali rischi saranno al centro del simposio che si terrà il 10 maggio prossimo, presso l’Aula Multimediale del Rettorato, nel Campus di Chieti. L’evento è stato organizzato dal gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Angela Di Baldassarre, Docente di Anatomia Umana presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara. I lavori saranno aperti dai saluti del Magnifico Rettore della “d’Annunzio”, professor Liborio Stuppia, e dell’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì. Il simposio vedrà la partecipazione di scienziati ed esperti del mondo accademico che, con approccio interdisciplinare e apporti di ricerca innovativi, forniranno una visione completa degli effetti avversi degli IE sulla salute umana. Saranno presenti, tra gli altri, Andrea Lenzi, Presidente del “Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita” della presidenza del Consiglio dei Ministri, e cattedra UNESCO, eminenti endocrinologi italiani quali Francesco Lombardo ed Andrea Isidori (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), Alberto Ferlin (Università degli Studi di Padova) e Agostino Consoli (Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara), pediatri come Francesco Chiarelli (Università “d’Annunzio”) e neurologi come Stefano Sensi (Università “d’Annunzio), oltre allo stesso professor Liborio Stuppia come Direttore del “Green Lab di Genetica Molecolare” della “d’Annunzio”.
“Gli interferenti endocrini – spiega la professoressa Angela Di Baldassarre – comprendono un’ampia gamma di sostanze chimiche presenti nell’ambiente che interferiscono con la funzione del sistema endocrino, mimando o bloccando i segnali ormonali. Si tratta di sostanze ubiquitarie perché presenti in pesticidi, erbicidi, giocattoli, farmaci, prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale, oggetti di plastica, vernici, apparecchiature sanitarie, arredamenti, vestiario, polveri. Vengono in contatto con il nostro organismo attraverso diverse modalità (soprattutto per ingestione, ma anche per contatto cutaneo, o per inalazione perché presenti nell’atmosfera). Gli IE – precisa la professoressa Di Baldassarre – possono alterare l’equilibrio ormonale che è fondamentale per la salute del feto, del bambino e dell’adulto: pensiamo al ruolo di estrogeni e testosterone per il corretto sviluppo sessuale e la pubertà, o degli ormoni tiroidei per lo sviluppo cerebrale. I danni prodotti dagli IE sono confermati da ricerche mediche che indicano che le persone più esposte hanno un maggiore rischio di sviluppare patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), disturbi comportamentali nell’infanzia, disordini metabolici quali obesità e diabete ed alcuni tipi di cancro. Studi recenti suggeriscono che gli IE hanno anche effetti neurotossici predisponendo allo sviluppo di disturbi cognitivi e malattie neurodegenerative. L’esposizione agli IE – conclude la professoressa Angela Di Baldassarre – rappresenta pertanto un sostanziale problema per la salute pubblica, che necessita di strategie proattive per mitigarne le conseguenze”.

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