La disabilità, in tutte le sue forme, è un tema che sollecita quotidianamente riflessioni e polemiche. Da più parti si chiede che le persone che convivono con un handicap possano avere garantita una reale inclusione. Per questo, non bastano solo leggi e regolamenti, ma serve una trasformazione culturale che ponga al centro la dignità umana. La disabilità non è un problema da gestire, un onere sociale, uno stigma, ma una condizione che la società dovrebbe accogliere senza barriere fisiche e mentali. Ma chi i disagi e le discriminazioni li vive quotidianamente, conosce bene gli ostacoli ancora da superare.
Nell’aula magna dell’Università d’Annunzio, genitori, insegnanti, dirigenti e presidenti delle più importanti associazioni regionali e nazionali, nel corso del convegno “Vite ad ampio spettro”, hanno ribadito la necessità di rendere la scuola più inclusiva. <<La famiglia, la scuola e l’associazionismo hanno un ruolo determinante nel promuovere la crescita culturale tanto attesa.>> – dice Maria Hélène Benedetti, la Presidente dell’associazione Asperger Abruzzo, che ha fortemente voluto questo tavolo di confronto, insieme a Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap, oltre che membro del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e Federica De Felice, professoressa di Storia della filosofia alla d’Annunzio.
Tra gli ospiti, anche Riccardo Alessandrelli, Responsabile dell’unità di Neuropsichiatria infantile della ASL di Lanciano-Vasto-Chieti; Salvatore Nocera, massimo esperto nazionale di normativa sull’inclusione scolastica; Elsa Maria Bruni, docente di pedagogia speciale e didattica e Mirco Fasolo, professore di psicologia dello sviluppo e dell’educazione.
Circa vent’anni fa, gli studenti con disabilità erano circa il 2 per cento. Dato che è progressivamente cresciuto, anche grazie a una maggiore attenzione al tema e alla migliore capacità di diagnosi. Nell’anno scolastico 2022/2023, erano quasi 338 mila gli alunni portatori di handicap che frequentavano le scuole di ogni ordine e grado, il 4,1 per cento del totale degli iscritti. Ma, malgrado le cifre, ancora oggi, il 27 per cento delle scuole non dispone di attrezzature e tecnologie necessarie a questi alunni e il 40 per cento dei plessi non è accessibile a chi ha difficoltà motorie. Oltre alle questioni strutturali, sottolineano le associazioni, resta il nodo della discontinuità nel rapporto tra l’alunno e l’insegnante di sostegno.
<<Sono situazioni complesse che necessitano di soluzioni non frettolose e superficiali – spiega Vincenzo Falabella – in questi anni si è avviato un confronto costruttivo con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e confido che questo impegno potrà portare ad interventi significativi e risposte certe.>>
L’invito ai docenti e a chi vorrà diventarlo, è quello di promuovere la cultura dell’integrazione, considerando ogni alunno nella sua eccezionalità. <<Portare questi temi all’interno delle aule universitarie è fondamentale.>> – sottolinea Federica De Felice e conclude – <<gli studenti di oggi saranno docenti più consapevoli di domani>>.
