
Il caso di Lara Lugli (la pallavolista del Pordenone Volley che ha vinto con la società un duro confronto, sorto in seguito all’annuncio della propria maternità) è solo la punta dell’iceberg. Sono molte le situazioni nelle quali i diritti delle donne nel mondo dello sport sono ignorati o solo parzialmente riconosciuti. E’ stato questo il tema al centro del dibattito nel convegno su “Donne e Sport. I contratti delle atlete, tra clausole antimaternità e nuove tutele” svoltosi ieri a Chieti. I saluti istituzionali sono giunti dal dott. Guido Campli, presidente del Tribunale di Chieti, dall’avv. Goffredo Tatozzi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Chieti (promotore del convegno) e dall’avv. Monia Scalera che presiede il Comitato Pari Opportunità presso lo stesso Ordine forense teatino. Lavori introdotti e moderati dell’avv. Rita Iolanda Di Falco. Interventi a cura dell’avv. Domenico Zinnari, del Foro di Lecce, Kathrin Ress, ex nazionale italiana di basket e consigliere della Federazione di pallacanestro, Chiara di Iulio, ex nazionale di volley e consigliere Fipav, dell’avv. Alessandro Marzoli presidente Giba (giocatori italiani basket associati) e consigliere Fip.
Molto apprezzato l’intervento di Giulia Di Camillo, della Chieti Calcio Femminile, fondatrice di Donnenelpallone.com. Giulia è moglie, madre e calciatrice. E’ diventata mamma a 27 anni, la figlia Benedetta ne compie due il 1° luglio, ha sposato Luigi Condò, direttore sportivo della Vibonese, società calabrese di serie C. Il calcio è dunque presenza significativa in casa Di Camillo (tra l’altro anche la sorella Giada gioca nella squadra neroverde, allenata dal papà Lello). Giulia ha potuto quindi arricchire il dibattito con la sua vasta esperienza multiforme: umana, famigliare e sportiva.<Ho iniziato a giocare a calcio che avevo cinque anni – ha ricordato Giulia – e in questi venticinque intensi anni ho visto il nostro sport crescere e tagliare importanti traguardi, anche se la strada da fare è ancora lunga. La maternità è un dono, e come tale va tutelato e supportato. Io sono stata molto fortunata, gioco nella squadra della mia città e mi sento assolutamente in famiglia, anche grazie al fatto che l’allenatore è mio papà. Ho potuto vivere la mia gravidanza al massimo della serenità, godendomi ogni attimo ed essendo tutelata a livello economico grazie al sostegno derivanti dall’altro mio lavoro: quello del giornalismo. In realtà avrei potuto attingere anche dal fondo istituito per noi atlete, ma ero già a posto. Sicuramente, in futuro sarà cosa buona e giusta regolare al meglio la maternità e permettere alle atlete di vivere questo importante momento di vita senza pregiudizi e discriminazioni. Il calcio femminile va verso il professionismo, e tra le varie tutele da organizzare a modo c’è sicuramente la maternità. Le clausole antimaternità? Sono indignata>.
