La difficoltà di conciliare attività professionale e responsabilità familiari continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla permanenza nel mercato del lavoro dopo la nascita di un figlio. È quanto emerge dai dati relativi alle convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri nel 2025, resi noti dalla Consigliera di Parità della Provincia di Chieti, Monica Brandiferri (nella foto), nell’ambito della collaborazione istituzionale prevista dal Protocollo d’Intesa sottoscritto l’8 giugno 2023 tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e la Consigliera Nazionale di Parità.
I dati, trasmessi dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Chieti-Pescara – Sede di Chieti, evidenziano nella provincia di Chieti 259 convalide complessive nel corso del 2025. Nel dettaglio, 149 riguardano lavoratrici madri e 65 lavoratori padri, secondo la ripartizione comunicata dall’Ispettorato.
A pesare maggiormente, nell’analisi delle motivazioni, sono le difficoltà legate alla conciliazione tra lavoro e cura dei figli. Questa voce rappresenta infatti il dato più consistente, con 140 casi, legati alla complessità di bilanciare gli impegni professionali con la cura del bambino o della bambina. Seguono 99 casi riconducibili al passaggio ad altra azienda, mentre in 20 situazioni le motivazioni sono state ricondotte alla voce “altro”.
Numeri che riportano al centro del dibattito il tema della conciliazione tra vita lavorativa e responsabilità di cura. Una questione che non riguarda soltanto la dimensione privata dei singoli lavoratori, ma coinvolge direttamente l’organizzazione del lavoro, la disponibilità dei servizi sul territorio e la capacità della comunità di sostenere concretamente la genitorialità.
“La lettura di questi dati ci invita a non considerare le dimissioni delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri come un semplice dato numerico – dichiara la Consigliera di Parità della Provincia di Chieti, Monica Brandiferri –. Sono soprattutto i 140 casi legati alla difficoltà di conciliare il lavoro con la cura dei figli a porre una questione che non possiamo ignorare. La conciliazione non può diventare un ostacolo alla permanenza nel mondo del lavoro e, soprattutto, non può tradursi in una scelta che penalizzi le donne. Servono servizi adeguati e condizioni di lavoro realmente compatibili con le responsabilità familiari, affinché la maternità non si trasformi in una penalizzazione professionale e nessuna donna sia costretta a scegliere tra la propria occupazione e la propria famiglia”.
La Consigliera di Parità continuerà a monitorare l’andamento del fenomeno e a promuovere, nell’ambito delle proprie competenze, il confronto e la collaborazione con le istituzioni e gli organismi territoriali competenti. L’obiettivo è utilizzare l’analisi dei dati sulle dimissioni dei genitori per far emergere le criticità strutturali e contribuire al rafforzamento delle politiche di conciliazione tra vita professionale e familiare.
