L’ex sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, interviene con un post sulla sua pagina Facebook, a proposito delle vicende del Comune. Lo pubblichiamo di seguito.
“Inadeguati, incapaci, litigiosi mi dicono di mani alzate il 13 aprile in provincia…..
Leggo sulla stampa le fandonie di chi si è dimostrato manifestamente incapace di amministrare. Ho letto anche gli atti della Corte dei Conti, che certificano l’incapacità di questa amministrazione, arrogante e mistificatrice. Il piano di riequilibrio, firmato dall’assessore alle finanze e votato dall’attuale maggioranza e sindaco, è stato clamorosamente bocciato perché sbagliato. I debiti? Ci sono sempre stati, anche se non sono affatto quelli che loro dichiarano ignorantemente e una certa stampa, superficiale, riporta supinamente. I miei erano quelli di Ricci, quelli di Ricci erano quelli che lui ha trovato. Funziona così in tutti i Comuni, non si riparte da zero. Se chi era all’opposizione nella passata consiliatura non avesse dormito sui banchi del consiglio comunale, avrebbe dovuto saperlo ed evitare di fare sensazionalismo e millantare scoperte. In dieci anni non abbiamo fatto un mutuo, non potevamo a causa dell’ indebitamento fatto da altri, abbiamo pagato molti dei debiti trovati e a causa della inadeguatezza della società addetta alla riscossione, qualcosa è rimasto indietro. Abbiamo avuto tagli dei finanziamenti che ci hanno obbligati a fare i conti con risorse sempre più limitate, e abbiamo vissuto le difficoltà connesse all’introduzione della nuova contabilità pubblica, che per legge, nel 2015, ci ha costretti ad un’operazione di riaccertamento straordinario con un impatto sul bilancio di oltre 28 milioni di euro. Abbiamo accantonato milioni di euro perché ce lo ha imposto la legge. Ovvero buona parte del famoso disavanzo (per la legge), debito per questi inadeguati mistificatori. Ebbene, nonostante tutto questo, abbiamo portato a Chieti milioni di euro di finanziamenti (i cantieri aperti e che stanno aprendo sono tutti progetti della vecchia amministrazione). Non abbiamo voluto fare il predissesto, anche perché ce lo dicevano i revisori dei conti. Non abbiamo voluto cedere all’idea del predissesto, ci siamo rimboccato le maniche e governato una situazione difficile, ma tenendola sotto controllo. Tutti sapevano ed aveva no piena conoscenza di come stessero le cose. Nelle condizioni date il predissesto è stato un atto di egoismo e di viltà amministrativa. Accecati dal livore e dall’idea di demolire un avversario che li ha sempre battuti, favoriti dal silenzio della opposizione -che, se in parte è giustificata perché nuova, per altra parte non può esserlo perché fatta da chi c’era e aveva condiviso la linea di governo-, hanno buttato il bambino insieme all’acqua sporca, condannando una città intera”.
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