#VENERDI’ IN SALA # Rubrica di cultura a cura di Rosa Anna Buonomo

«Marsi, Equi, Peligni, Vestini, Marrucini, Pretuzi, Frentani, Carricini.Sono i popoli abruzzesi che nel 91 a.C. scatenarono una guerra senza precedenti contro Roma e la sua oppressione. Insieme ai Sanniti, Piceni, Irpini e Lucani, i guerrieri italici scelsero Corfinio come capitale del nuovo Stato, dando vita a una grande alleanza».
È il cuore di “Decumano Maximo”, nuovo lavoro del regista pescarese Alessio Consorte che sta per sbarcare anche a Milano. Un docufilm innovativo, frutto di un certosino e prezioso lavoro di ricerca e di minuziosa ricostruzione storica, la cui genesi è durata cinque anni.
Il conflitto al centro del docufilm è la Guerra sociale, che dal 91 a.C. all’88 a.C. vide opporsi a Roma, riuniti nella Lega Italica, i popoli dell’Italia centro-meridionale. Popoli che fino a quel momento erano stati suoi alleati, ma che erano stanchi di essere trattati, spiega Consorte, «alla stregua di cittadini di seconda classe» e che «rivendicavano gli stessi diritti dei parigrado romani; o, perlomeno, una loro integrazione sostanziale, non di facciata».
“Decumano Maximo” è stato proiettato con successo in prima nazionale al Cinema Massimo di Pescara lo scorso ottobre, per poi sbarcare in diverse sale d’Abruzzo. È in programma dal 15 al 17 febbraio la proiezione al Cinema Anteo di Milano, che esporterà il progetto fuori regione.
Il docufilm è impreziosito da suggestive riprese aeree. Dopo l’esperienza de “Il Traghettatore”, racconto su Pescara fatto dai pescaresi proiettato nel 2015, Consorte ha cominciato a rivolgere la sua attenzione «al percorso tracciato dall’antica via consolare Tiburtina Valeria. Ho raccolto e verificato centinaia di testimonianze, intervistando eccellenze dell’archeologia nazionale, docenti universitari e grandi esperti di storia e lingua preromane». Dando vita a un autentico «viaggio nel tempo e nello spazio».
L’Abruzzo svolge un ruolo determinante: è «l’epicentro, il set di questa epica battaglia che avrebbe potuto cambiare per sempre la storia d’Italia». Non solo: fu in Abruzzo che si cominciò a parlare, per la prima volta, di Italia. «I Marsi decisero di marciare sulla via Valeria, giungendo alle porte di Roma. Oltre a loro, si fecero valere gli altri intrepidi popoli italici radicati nella nostra regione, federati coi vicini Sanniti, Piceni, Irpini, Sabini, Lucani».
“Decumano Maximo” riporta lo spettatore a quei giorni e ai luoghi bellici della regione, «rupestri, arcaici e magici. Da Alba Fucens al tempio italico di Pescosansonesco, dal Monte Ocre al Monte Pallano: siti, fortezze, acropoli, necropoli floride di reperti dal valore inestimabile».
E, poi, a Corfinio, nell’Aquilano, che riveste «un ruolo di primo piano». Fu lì che, per la prima volta, venne forgiata «una moneta autonoma con la scritta “Italia”. Durante la Guerra sociale, Corfinio fu indicata come capitale della Lega Italica e di una porzione territoriale chiamata Italia. È stata, quindi, la prima capitale italiana. L’origine del nome “Italia” fa ovviamente gola a tutti, ma le sue origini assolute dimorano in Abruzzo».
Autentici «tesoretti» sono stati rinvenuti «su alcune cinture montane dell’Aquilano, simili ora a paesaggi lunari e dove, al tempo, sorgevano diverse cittadelle fortificate». Tra questi ci sono i proiettili delle frombole, in piombo, «saette di metallo capaci di sfondare una corazza nemica».
Il regista definisce “Decumano Maximo” «una pietra miliare nel suo genere, destinata a far parlare di sé e a lanciare una nuova narrazione del territorio abruzzese. Chi guarda il film guarda un Abruzzo diverso da quello a cui è abituato».
“Decumano Maximo”, coprodotto da Alessio Consorte, CF Studio e Fondazione Pescarabruzzo, dà spazio anche al Guerriero di Capestrano e a scoperte archeologiche. «Un ringraziamento doveroso va all’archeologa Marida De Menna, che ha contribuito al film come consulente archeologica. Una vera risorsa per il nostro territorio».

