Franco Zappacosta
I comportamenti vergognosi che alcuni calciatori tengono in campo, a dispetto di tante stangate ammonitrici e delle pur ricorrenti campagne di sensibilizzazione sul dovere di rispettare l’avversario, vengono a galla grazie alle esemplari sentenze del giudice sportivo. A caldo, a partita finita, nessuno ne parla, perché ignora i fatti oppure preferisce insabbiare. Ma poi tutto emerge alla luce del sole. E l’indignazione è tanta.
Il giudice della Lega Dilettanti, Aniello Merone, è stato costretto a fare ricorso all’articolo 28 del codice di giustizia sportiva per sanzionare Alessio Ziello, 26enne centrocampista del San Marino. Il calciatore napoletano è stato squalificato per 10 giornate “per aver rivolto espressioni dal contenuto discriminatorio per motivi di razza all’indirizzo di un calciatore avversario”.
Ziello, evidentemente, ha insultato pesantemente il giovane Mamadou Moustapha Gueye, tirando in ballo il colore della sua pelle. Il ragazzo del Chieti ha reagito all’insulto e infatti è stato fermato per tre turni “per aver a gioco fermo colpito un calciatore avversario con una gomitata al volto”.
Entrambi espulsi al 41′ del secondo tempo, Ziello era entrato al 18′ della ripresa.
Un bruttissimo episodio che ha alcuni eclatanti precedenti ma da tempo non se ne verificavano più. L’art. 28 del cds è uno dei più infamanti per un calciatore che vi incappi, una macchia indelebile nella sua carriera. Lo stesso 28 prevede una multa salatissima a carico del medesimo giocatore ma nel dispositivo del giudice non ve n’è traccia. Peccato.
L’avvocato Aniello Merone ha dovuto lavorare molto ierii dopo aver ricevuto il referto dell’arbitro romano Marco Ferrara che ha diretto Chieti-San Marino.
Il calciatore sanmarinese Michele Masala (anche lui entrato nel st, al 38′), espulso a fine partita, è stato stangato con 4 giornate di squalifica “per aver rivolto espressioni offensive all’indirizzo del direttore di gara”.
Previsto, invece, il turno di stop per il neroverde Raul Morichelli (ammonito, era diffidato).
Infine un multa per la società Chieti Calcio. La bellezza di 900 euro “per indebita presenza nell’area degli spogliatoi di tre persone non identificate né autorizzate che rivolgevano espressioni offensive all’indirizzo della Terna Arbitrale” (le maiuscole T e A sono nel comunicato del giudice: si usa così…).
Questa è un’ammenda che lede l’immagine del Chieti che, a parte i suoi guai attuali, resta pur sempre un club con 104 anni di rispettabile storia. Non è concepibile che tre persone, di non precisata identità, sostino nei pressi degli spogliatoi e insultino l’arbitro. All’interno dello stadio “Guido.Angelini” non possono accadere cose che si vedono (forse) in terza categoria (con tutto il rispetto per le squadre che vi giocano).

(foto Transfermarkt)
