L’elegante sala conferenze del Museo Costantino Barbella ha ospitato stamane il quinto incontro del ciclo organizzato dalla Auser Unitel di Chieti (associazione che promuove attività di carattere socioculturale). Presentato dalla presidente Auser, prof.ssa Virginia Colalongo, il dott. Marino Valentini, apprezzato scrittore e saggista teatino, autore di tante interessanti ricerche sulla storia del nostro capoluogo (non solo), ha parlato di “Toponomastica della città di Chieti, nomi noti e meno noti”. Valentini ha riannodato il filo con il tema della seconda conferenza della serie quando (12 dicembre) illustro’ i profili di personaggi cui sono dedicate strade cittadine (Ramiro Ortiz, Silvino Olivieri, Nicoletto Vernia, per citarne alcuni).
Oggi lo studioso ha articolato l’esposizione su tre argomenti: la figura dell’Abate Ferdinando Galiani, il toponimo via Arniense, la famiglia degli Asinii.
Al Galiani (Chieti 1728-Napoli 1787) definito da Valentini il “Leonardo teatino” per la poliedricità degli interessi, fu un tempo intitolato il nostro Corso principale, poi divenuto Corso Marrucino con il nome dell’Abate relegato in una via di non pari importanza. Tant’è. Gustosi aneddoti, del tutto sconosciuti ai più, sono stati riferiti da Valentini sulla personalità del Galiani, non solo un grande dell’Illuminismo (a Parigi conobbe Diderot) e profondo studioso di processi economico/monetari, ma pur inquadrato in una gerarchia ecclesiastica, non fu insensibile al fascino femminile e al denaro.
L’origine del toponimo Via Arniense è da ricercare nel fiume Arno, cosa c’entri l’Arno con una via di Chieti è da spiegare con il fatto che una tribù Arniense radunava, in epoca di guerre sociali tra Roma e le popolazioni italiche, antiche località del territorio oggi abruzzese (Teate, Anxanum, Histonium) e altre di Umbria, Etruria, Lazio toccate da quel fiume.
La Gens marrucina degli Asinii ha avuto tre illustri esponenti le cui vicende umane si sono intrecciate tra Teate e l’Urbe. Asinio Herio, Asinio Pollione che fu al fianco di Cesare nel passaggio del Rubicone e nelle sue Memorie ha tramandato la celebre frase cesariana “alea iacta est”. Il terzo è Asinio Gallo e, contrariamente ai primi due, nessuna via a Chieti porta il suo nome, una “dimenticanza” alla quale sarebbe giusto porre riparo. Tutto molto interessante e “nuovo” seguìto da un folto pubblico.


