Nuovi elementi emergono dal reclamo presentato in Corte d’Appello contro il provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento dei tre figli della famiglia Trevillion-Birmingham, residente nel bosco di Palmoli. L’atto, illustrato ieri in udienza documentale, è stato depositato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.
Secondo quanto riferito dall’ANSA, la difesa contesta innanzitutto il mancato ascolto dei minori, ritenuta in contrasto con la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Due dei tre bambini erano stati ascoltati quindici giorni prima dell’ordinanza del 13 novembre e, dalle loro dichiarazioni, non sarebbero emerse condizioni di isolamento o deprivazione. I legali richiamano anche le affermazioni dei minori sulle condizioni dell’abitazione, descritta come dotata dei servizi essenziali. Nel reclamo si evidenzia inoltre come, nel periodo di osservazione, i contatti con i servizi sociali siano stati limitati e resi complessi da difficoltà linguistiche, senza il supporto di un mediatore familiare. La difesa contesta poi l’assenza dei requisiti di urgenza ed eccezionalità che avrebbero giustificato la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento in casa famiglia, sostenendo che vi fossero soluzioni alternative e che non sussistesse un’emergenza tale da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
Un altro punto riguarda l’istruzione: secondo i legali, l’istruzione parentale non sarebbe stata omessa né elusa. Per la figlia in età scolare era stata infatti ottenuta l’ammissione all’esame di idoneità in una scuola statale, con documentazione acquisita solo dopo l’emissione dell’ordinanza. Quanto alla presunta deprivazione nei rapporti tra pari, la difesa richiama testimonianze di vicini che riferiscono di relazioni e attività con altri bambini.
La Corte d’Appello dell’Aquila si è riservata la decisione al termine dell’udienza svoltasi da remoto. I legali della famiglia potranno depositare ulteriori memorie difensive entro la mezzanotte di ieri. Il collegio ha 60 giorni di tempo per pronunciarsi, con scadenza fissata al 27 gennaio. Il procedimento si intreccia con quello ancora pendente davanti al Tribunale per i minorenni, che dopo l’udienza del 4 dicembre aveva anch’esso rinviato la decisione.
Sulla vicenda sono intervenute anche la tutrice nominata dal Tribunale e la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, che hanno richiamato l’attenzione rispettivamente sulle criticità legate all’istruzione e sul rispetto della privacy dei minori, ritenuta compromessa dalla diffusione di informazioni sensibili attraverso i media. In particolare, la Garante Alessandra De Febis, sottolinea la possibilità di danni futuri per i bimbi: “Non possiamo pensare soltanto alla serenità odierna, ma dobbiamo ragionare anche a lungo termine – dice -. Con tutto ciò che è emerso, questi bimbi dovranno fare i conti anche nel futuro e si rischia che verranno giudicati non per quello che diventeranno, ma per quello che sono stati”. “Non bisognava parlare di vaccinazioni o di scolarizzazione, non bisognava entrare in casa e verificare quello stile di vita – aggiunge – perché nessuno di noi l’avrebbe fatto se si fosse trattato dei propri figli. Il mio è un richiamo alla responsabilità e a una maggiore attenzione – conclude De Febis -, ma ci sono figure che possono intervenire e fare qualcosa”.
