
La carenza di servizi assistenziali essenziali in molti paesi della nella Provincia di Chieti, soprattutto nelle zone interne dove mancano ben 41 medici, sta assumendo i contorni di una vera e propria criticità sanitaria.
Il grido d’allarme arriva dal Dott. Mauro Petrucci, Segretario Provinciale FIMMG Chieti, che spiega: “Con delibera 1195 del 25 u.s. l’ASL 202 Lanciano-Vasto-Chieti a fronte di 57 zone carenti di assistenza primaria, determinatesi in seguito al pensionamento dei relativi medici nell’ambito di tutto il territorio provinciale, ne ha coperte solo 16. Di queste 7 nell’ambito di Chieti, 6 in quello di Vasto, 1 nell’alto vastese, 1 nel sangro-aventino ed 1 ad Ortona. Tutte le altre rimaste vacanti, cioè senza medico, si trovano nelle zone interne con popolazione più anziana e più bisognevole di assistenza. Questo significa che una popolazione di circa trentamila abitanti è senza assistenza. Peggiore la situazione per le sedi di guardia medica dove su 43 carenze ne sono state coperte solo 5.
Purtroppo, tutto questo non si è verificato all’improvviso e per caso ma è il risultato di una mancata programmazione da parte della classe politica tutta che si è avvicendata negli ultimi anni.
La FIMMG, come sindacato più rappresentativo dei Medici di Medicina Generale, da anni aveva preannunciato questo rischio, sia a livello nazionale che regionale, perché era assolutamente prevedibile dal momento che dal 2019 al 2026 sarebbero andati in pensione, per il raggiungimento del settantesimo anno di età, un numero considerevole di medici, frutto della pletora che si era avuta dopo il 1978, in concomitanza con l’entrata in vigore della legge 833 che istituiva il SSN.
Questa situazione vede interessate anche le altre ASL della regione.
Il nostro sindacato aveva sollecitato un aumento adeguato del numero di borse di studio per i corsi di formazione triennali, per i giovani colleghi neolaureati, necessari per il loro inserimento nelle graduatorie da dove attingere i futuri medici di base.
Analogamente da anni cerca di portare avanti una battaglia, a livello regionale ed aziendale, per ottenere, come previsto dagli accordi nazionali (ACN) la costituzione di medicine di gruppo, micro team nelle aree interne, e la dotazione di personale di studio necessari ed indispensabili oggi per garantire una migliore assistenza ai pazienti ed una qualità di vita lavorativa adeguata. Ma queste richieste sono troppo spesso cadute nel vuoto dietro la giustificazione di mancanza di risorse e dei deficit di bilancio. Questo aspetto ha contribuito non poco a rendere sempre meno appetibile questo sbocco occupazionale da parte dei giovani colleghi che hanno preferito scegliere altre
specializzazioni e spesso sono emigrati in altre regioni dove la medicina territoriale è meglio organizzata.
Da sottolineare anche che i due anni di pandemia, che non ha fatto altro che amplificare tutti questi disagi, hanno indotto molti colleghi ad anticipare, come loro consentito, il pensionamento a 68 anni anziché a 70.
Questa situazione – continua Petrucci – ora non è più sostenibile ed è destinata sempre più ad aggravarsi e non saranno certo le misure e le risorse legate al PNNR sufficienti a risolverla.
Infatti, i fondi sono finalizzati allarealizzazione delle opere murarie e delle strutture delle Case della Salute e degli Ospedali di comunità e non alla copertura economica per il loro funzionamento e per il personale. Questi, come previsto dalle disposizioni, dovranno essere garantiti dalle economie generate da questo nuovo tipo di assistenza più territoriale e meno ospedale-centrica.
Quindi con i deficit di bilancio correnti, con la mobilità passiva annua di circa 200 milioni (che è quasi pari allo stanziamento previsto dal PNNR per la nostra regione), con la carenza di personale, con l’esplosione della spesa energetica che si abbatterà anche sulle ASL, senza una riorganizzazione vera e con criteri manageriali della rete ospedaliera, senza un accorpamento ed un’aziendalizzazione dei quattro nosocomi di Chieti-Pescara ed Aquila-Teramo, come era già previsto da prima del 2006, senza prevedere al massimo due ASL per la gestione degli ospedali di secondo livello e del territorio, si riuscirà a renderle operative ed efficienti in tempi brevi ed a garantire il passaggio a questo nuovo tipo di assistenza senza incorrere in un nuovo dissesto?
Queste sono le domande che come sindacato FIMMG ci poniamo da tempo ed adesso rivolgiamo alla classe politica regionale ed anche ai cittadini con l’auspicio che finalmente le decisioni da oggi in poi saranno più “imprenditoriali” e meno clientelari. Alla classe politica chiediamo più coraggio nel prendere le decisioni giuste e meno paura di perdere consenso, dovranno dimostrare di essere capaci, da veri politici, di superare gli atteggiamenti campanilistici ed autoreferenziali, essere più lungimiranti e mettere in campo capacità di convincimento su quelli che potranno essere i risultati
veri, anche se si vedranno solo a medio e lungo termine, altrimenti si continuerà sempre in questa situazione di precarietà. Usando una metafora che ci ricorda le nostre tradizioni pastorali – conclude il Segretario Provinciale FIMMG Chieti -, dovranno precedere il “gregge” e condurlo verso “pascoli” floridi e sicuri e non seguirlo passivamente tendendo l’orecchio a percepire ed assecondare solo bisogni spiccioli e personali perdendo il loro ruolo di anticipazione e soluzione dei problemi di tutta la collettività”.