Proseguono gli sviluppi dell’inchiesta sulla morte di Tony Mitran, il bambino di 15 mesi deceduto il 10 agosto 2025 all’ospedale di Vasto dopo essere stato trasportato in condizioni critiche al pronto soccorso.
Nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vasto ha disposto nei confronti della madre del minore, una donna di 29 anni, il divieto di espatrio e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. La donna è iscritta nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il bambino avrebbe ingerito della cocaina all’interno dell’abitazione in cui viveva con la madre. Gli esami tossicologici eseguiti successivamente al decesso hanno orientato l’attività investigativa verso questa ipotesi, modificando il quadro iniziale emerso nelle prime ore dopo il ricovero. Le misure cautelari, tuttavia, non risultano al momento eseguibili poiché la donna avrebbe lasciato l’Italia da alcuni mesi per rientrare in Romania, suo Paese d’origine. Secondo quanto riferito, si troverebbe attualmente al nono mese di gravidanza.
Il giorno della tragedia il piccolo era stato accompagnato al pronto soccorso in arresto cardiorespiratorio. Nonostante i tentativi di rianimazione effettuati dal personale sanitario, il bambino è deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale. In una prima fase, la madre avrebbe riferito ai medici il sospetto che il figlio avesse ingerito un oggetto non meglio identificato.
L’inchiesta entra ora in una nuova fase con l’avvio degli accertamenti tecnici sui dispositivi elettronici sequestrati durante le indagini. La Procura ha incaricato un consulente informatico di effettuare un’analisi approfondita di telefoni cellulari e supporti digitali, con l’obiettivo di acquisire elementi utili alla ricostruzione del contesto relazionale e delle circostanze che hanno preceduto il decesso del minore.
La difesa della donna respinge le contestazioni formulate dall’accusa e sottolinea che nell’abitazione non viveva soltanto la madre del bambino, ma anche il suo compagno. Saranno gli ulteriori approfondimenti investigativi a chiarire eventuali responsabilità e a definire il quadro complessivo della vicenda.
