Al Teatro Marrucino Brlek, Comis e il Quartetto Sangiorgi incantano il pubblico e siglano il gran finale della Stagione Concertistica 2025

Giunge a conclusione la stagione concertistica del Teatro Marrucino che, in un connubio di raffinatezza e spiritualità, classicismo e modernità, si è confermata come una delle più brillanti del meraviglioso teatro teatino, contribuendo a renderlo uno degli atenei musicali più interessanti e privilegiati del panorama artistico internazionale. La presenza costante sul palcoscenico di talentuosi artisti di fama mondiale, che ha toccato il suo apice con il brillante progetto Stars of violin e con l’eccezionale esibizione di leggende musicali quali Roman Kim e Daishin Kashimoto, ha impreziosito il teatro teatino di una meravigliosa luce internazionale, nuovamente riaccesasi domenica sera grazie al celebre clarinettista Darko Brlek e all’illustre pianista Epifanio Comis, che in sinergia con il Quartetto Sangiorgi hanno condotto il fedele pubblico del Marrucino in un bellissimo viaggio musicale nel quale tradizione e modernità hanno trionfato, confermandosi forse quali veri protagonisti della stagione concertistica del teatro teatino.

Una serata nella quale la luce eterna di Wolfgang Amadeus Mozart, compositore tanto caro alla città di Chieti e in una sorta di deliziosa continuità con il Don Giovanni, allestito da poco al Marrucino, ha aperto le danze grazie al Quintetto in la maggiore per clarinetto e quartetto d’archi K. 581 “Stadler” (Allegro, Larghetto, Minuetto e trio, Allegretto con variazioni) ultimato nel 1789 e dedicato al virtuoso strumentista Anton Stadler, l’unico all’epoca in grado di esprimere tutte le potenzialità del meraviglioso strumento. Una bellezza strumentale e musicale nuovamente riproposta in tutta la sua dolcezza e sensualità, grazie al carisma e alla maestria di Darko Brlek, che nell’esibirsi con il quartetto Sangiorgi, fondato nel 1995 e composto da alcuni tra i più talentuosi musicisti italiani (Enzo Ligresti violino, Giovanni Anastasio violino, Alberto Salomon viola e Benedetto Munzone violoncello) ne ha messo in luce la solidità e l’armonia musicale, oltre che la perfezione tecnica e la potenza interpretativa, in un dialogo profondamente bello e armonioso tra tutti gli strumenti.

Il concerto è proseguito con un momento pianistico moderno veramente iconico, nel quale la musica novecentesca del compositore statunitense George Gershwin, ed in particolare la celeberrima Rhapsody in blue per pianoforte solo, simbolo della cultura newyorkese e americana, ha riecheggiato in un’apertura di stili e temi diversi che, spaziando dal classico al jazz, simboleggiano una sensibilità sempre maggiore alle dinamiche più contemporanee. Impareggiabile l’esecuzione e la bravura di Epifanio Comis, un eccellente pianista e didatta degno della fama che lo precede, immerso nella bellezza delle fantasie musicali del brano americano quasi a voler diventare un tutt’uno con il suo strumento ed interpretandone con intensità ogni tema, a testimonianza della carica sociale, culturale e musicale da esso emanata.

Infine, il Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e archi, op. 44 (Allegro brillante, In Modo di una Marcia. Un poco largamente. Agitato, Scherzo. Molto vivace, Allegro ma non troppo) di Robert Schumann, nel quale il pianista, unitamente al quartetto Sangiorgi, ha intensamente espresso la straordinaria varietà di momenti, in un crescente lirismo e dialogo con tutti gli strumenti, in particolare con il violoncello di Munzone, e regalando al pubblico un’esecuzione di rara bellezza ed eleganza.

Inevitabili i continui applausi del pubblico ammirato, al quale è stato infine dedicato un bis, Oblivion di Astor Piazzola, il cui arrangiamento, firmato da Gryaznov, ha colpito la sensibilità degli spettatori per l’originale ricchezza di sonorità e sfumature, tali da donare un tocco più fresco e moderno, pur nella malinconia e nella riflessività del brano. Una conclusione brillante e degna di una stagione concertistica memorabile che ha confermato il Teatro Marrucino quale autentico presidio di cultura e raffinatezza artistica, eterno custode della tradizione ma sempre attento e sensibile alle luminose suggestioni contemporanee.

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