Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questa risorsa fondamentale per la vita del pianeta e di tutti noi e sul suo uso consapevole.
Quale migliore occasione per una riflessione su questo tema? Su segnalazione di Gabriele Trovarelli, presidente del Comitato Bonifica Sostenibile nonché socio del WWF Chieti-Pescara, parliamo in particolare di una sorgente che, se ben utilizzata, potrebbe risolvere i problemi di carenza idrica sia per uso potabile che per gli impieghi agricoli per l’intero territorio della Val Pescara ma che invece viene, da anni lontani, interamente destinata ad altri usi, pur importanti ma meno vitali.
Un breve riepilogo sarà utile: il Tirino è alimentato da due gruppi sorgivi in riva destra (Capestrano e Presciano) e uno in riva sinistra (Capo d’Acqua) posti tutti a una quota prossima ai 340 m s.l.m. ma anche da sorgenti lineari, individuate lungo il corso del fiume e distribuite tra quota 335 e 310 e dalla grande sorgente del Basso Tirino, posta a quota 250 circa. Sorgente, e non acque superficiali.
È quest’ultima, decisamente meno conosciuta delle altre, quella che qui ci interessa: la grande sorgente del Basso Tirino, attualmente interamente captata per uso idroelettrico. Una precisa descrizione della sorgente è stata data nei rapporti inediti di Aquater (1992-93) e dei Servizi Tecnici Nazionali (1998-99). Le acque emergevano in pressione ai piedi della preesistente cascata di Bussi, alla quota di circa 250 metri, e si aggiungevano a quelle provenienti dalla cascata stessa. Questa singolare situazione aveva reso difficile localizzarne la precisa ubicazione, ma il “mistero” è stato risolto dopo la realizzazione dell’opera di presa del Medio Tirino, a monte della cascata che, dopo l’intervento di captazione, è andata in secca ed è scomparsa. Le opere di captazione sono costituite da una traversa alta una decina di metri, che dà origine a un ristretto bacino artificiale, compreso tra la struttura e la scarpata di travertino dalla quale fuoriusciva l’acqua; le acque sorgive risalgono in pressione e si stabilizzano a una quota di 262 metri, alimentando una condotta idroelettrica di 3 metri di diametro. Quando la condotta non è in esercizio le acque traboccano dalla traversa. La portata di questa sorgente è estremamente stabile nel tempo con un valore di 6.000 l/s, confermato anche dai dati registrati sin dagli anni ‘30 nei tabulati della centrale idroelettrica. In pratica tutta l’acqua del Tirino, uno dei fiumi più puliti d’Europa, è data in concessione per la produzione di energia elettrica: nelle concessioni originali si parlava di 8.000 l/s per il Tirino inferiore e di 8.500 l/s per il medio; dagli ultimi documenti reperibili sul sito della Regione Abruzzo risulta che la concessione del Basso Tirino è stata rinnovata per una portata di 6.280 l/s, mentre per la captazione del Medio Tirino risulta che la procedura per l’assegnazione della concessione è stata avviata ma non è ancora conclusa.
Nell’utilizzo delle risorse idriche la priorità è riservata al consumo umano e a seguire all’agricoltura; rispettando queste priorità sarebbe semplice – in parallelo agli interventi di risanamento di una rete di distribuzione colabrodo – risolvere una volta per tutte la crisi idrica sia nel settore potabile che in quello irriguo con la quale i cittadini della Val Pescara sono costretti a confrontarsi da quasi un ventennio. Quel che serve è conoscere la reale situazione e operare scelte politiche che tengano conto delle priorità del territorio.
«Considerando – commenta Gabriele Trovarelli – che la sorgente del Basso Tirino è acqua di ritorno dopo quasi un trentennio proveniente dal bacino acquifero del Gran Sasso, è del tutto evidente che quando si parla di siccità e di crisi idrica le responsabilità non possono essere addebitate totalmente ai cambiamenti climatici, che pur ci sono, ma vanno cercate anche altrove. Diventa fondamentale l’intervento della politica per trovare adeguate soluzioni: sfruttare le risorse idriche nel rispetto delle priorità potrebbe portare a importanti benefici economici anche per gli utenti, grazie al risparmio dei costi energetici per il pompaggio, ma anche all’ambiente, riducendo la captazione dai pozzi artesiani che accelera lo svuotamento e abbassamento del carico piezometrico del bacino acquifero».
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