L’Abruzzo si conferma un modello di riferimento in Italia per l’attuazione del Protocollo “Acqua e Salute”, grazie a un sistema organizzativo efficace e a una solida collaborazione tra istituzioni, Enti tecnici e Amministrazioni locali.
Il riconoscimento è emerso nel corso del convegno nazionale “Acqua, Clima e Salute”, svoltosi a Roma e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità – attraverso il direttore del Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque (CeNSiA), dottor Luca Vicentini e della dottoressa Valentina Fuscoletti – con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), dell’Agenzia regionale per la Prevenzione, l’Ambiente e l’Energia dell’Emilia-Romagna, dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, oltre alla Regione Abruzzo.
Le quattro giornate di lavori hanno visto anche il contributo del Ministero della Salute, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, coinvolti nel percorso normativo che ha portato alla ratifica nazionale del Protocollo “Acqua e Salute”, promosso nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite.
Determinante, nel presentare l’esperienza abruzzese, il lavoro di coordinamento del Servizio Opere Marittime e Qualità delle Acque Marine della Regione Abruzzo, guidato dall’ingegner Marcello D’Alberto, con la collaborazione della dottoressa Maria Chiara Lavagnini , nel raccordo tra istituzioni, enti tecnici e Amministrazioni locali, contribuendo in modo significativo alla partecipazione e al riconoscimento del modello regionale nel corso del convegno.
Il punto di forza dell’Abruzzo è individuato nella sinergia tra la Regione, attraverso il Servizio Opere Marittime, ARPA e i diciannove Comuni costieri, distribuiti lungo i 130 chilometri di litorale, da Martinsicuro a San Salvo. I Comuni , attraverso i rispettivi Sindaci, rivestono un ruolo chiave nell’ambito della tutela della salute pubblica e della salvaguardia dell’ambiente marino-costiero. Un sistema integrato che consente un monitoraggio costante e una gestione efficace della qualità delle acque marine, con ricadute dirette sulla salute pubblica e sullo sviluppo del territorio.
Nel corso della settima sessione, dedicata al ruolo delle Autonomie Locali e al contributo delle associazioni di rappresentanza degli Enti Pubblici e del terzo settore, è intervenuto il Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, unico Sindaco italiano invitato a portare il proprio contributo nel confronto con il mondo scientifico e istituzionale, e che ha portato anche il saluto dell’ANCI.
Nel suo intervento, Di Giuseppantonio ha illustrato le attività e le iniziative dei Comuni costieri abruzzesi, con particolare riferimento alla Costa dei Trabocchi, evidenziando il ruolo centrale dei Sindaci:
“I Comuni – ha sottolineato – rappresentano il primo presidio nella tutela della salute pubblica e della salvaguardia dell’ambiente marino-costiero. Siamo chiamati a gestire direttamente situazioni complesse, con responsabilità crescenti”.
Di Giuseppantonio ha quindi richiamato con forza il ruolo dei primi cittadini come autorità sanitarie locali:
“I Sindaci operano come autorità sanitarie locali e questo ruolo diventa particolarmente complesso, perché si inserisce nella gestione ordinaria e straordinaria dell’ente. Dobbiamo adottare misure di gestione, promozione e miglioramento ambientale, garantire una corretta informazione ai cittadini e ai bagnanti, mantenere un flusso informativo costante con Regione e ARPA sulle eventuali non conformità, collaborare all’aggiornamento dei profili delle acque di balneazione ed emanare, quando necessario, ordinanze di interdizione temporanea della balneazione in caso di criticità”.
Il Sindaco ha inoltre evidenziato il valore dell’esperienza abruzzese come modello replicabile:
“Il sistema costruito in Abruzzo dimostra che la collaborazione tra livelli istituzionali diversi può diventare un punto di forza. La capacità di fare rete tra Regione, Enti tecnici e Comuni è la vera chiave dei risultati raggiunti”.
Soffermandosi sul tema della qualità delle acque di balneazione, ha aggiunto:
“La qualità delle acque non è soltanto un indicatore ambientale, ma riguarda direttamente la salute pubblica, l’economia turistica e l’identità dei nostri territori. È una responsabilità che sentiamo fortemente e che richiede attenzione costante e strumenti adeguati”.
Di Giuseppantonio ha richiamato anche l’attenzione sulla necessità di rafforzare alcuni aspetti infrastrutturali:
“È fondamentale continuare a investire nella qualità dei sistemi di trattamento delle acque reflue, così come nella gestione degli scarichi delle acque bianche e delle foci fluviali, che rappresentano elementi sensibili per l’equilibrio del sistema costiero e per la qualità delle acque di balneazione”.
Il Sindaco ha poi sottolineato il valore del confronto sviluppato durante il convegno:
“Questo appuntamento è particolarmente prezioso perché promuove una cooperazione multidisciplinare, attraverso tavoli tecnici dedicati che mettono insieme esperti del settore ambientale, zoologico e sanitario con chi, come i Sindaci, è chiamato ad applicare concretamente le norme sui territori”.
Infine, ha ribadito le criticità e le prospettive future, rilanciando l’impegno dei Comuni:
“In Abruzzo abbiamo dimostrato, come sistema istituzionale, che le decisioni locali possono generare valore pubblico. Come Sindaci ci impegniamo ad essere parte attiva di un sistema di prevenzione sulla qualità delle acque di balneazione che sia affidabile, trasparente e sostenibile. Le responsabilità aumentano, ma spesso non sono accompagnate da risorse adeguate: per questo è necessario rafforzare un approccio basato sulla prevenzione, superando la logica emergenziale e investendo in pianificazione e cooperazione istituzionale”.
Il Protocollo “Acqua e Salute” è un accordo internazionale giuridicamente vincolante che mira a proteggere la salute e il benessere umano attraverso una gestione sostenibile delle risorse idriche, prevenendo e controllando le malattie trasmesse dall’acqua.
L’esperienza dell’Abruzzo, presentata nel corso del convegno di Roma, conferma l’efficacia di un modello basato su integrazione, coordinamento e coinvolgimento attivo dei territori, capace di coniugare tutela ambientale, salute pubblica e sviluppo sostenibile lungo tutta la costa regionale.
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