A conti fatti parte seconda. Il caso del Sudan: l’istruzione eclissata dal conflitto

Dall’aprile del 2023 il Sudan sta attraversando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Oltre ai danni inflitti dal conflitto si è aggiunta la carestia che ha costretto migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni nei villaggi per rifugiarsi in luoghi più “sicuri”. Uno dei tanti effetti di questo conflitto interno è la condizione a cui i bambini e le bambine devono sottostare in silenzio. Oltre a non avere una casa e un pasto giornaliero assicurato, non possono più andare a scuola. Adesso, le infrastrutture una volta destinate allo studio sono diventati centri di rifugio per le famiglie. Anche in precedenza alla guerra in atto, il tasso scolarizzazione era comunque basso, soprattutto quello delle bambine. L’analfabetismo femminile era il più elevato al mondo e si stimava che solo l’1% delle bambine completasse il ciclo di istruzione secondario. Numeri che fanno paura eppure tremendamente veri. Se questo era fino a un paio di anni fa, attualmente si registrano 7 milioni di bambini senza un’istruzione. Durante un conflitto l’istruzione passa sempre in secondo piano, rappresentando l’ultimo dei problemi,
ma in questo modo si privano bambini in età si sviluppo della possibilità di sviluppare capacità di base come il semplice saper leggere e scrivere. Questa loro condizione di svantaggio li mette, appunto, in uno stato di alta vulnerabilità. Ciò vale soprattutto per le bambine, soggette per lo più a rapimenti e violenze sessuali che in Sudan sono più comuni di quanto sembri. I due eserciti coinvolti nel conflitto utilizzano spesso, per pura vendetta o semplice crudeltà, la violenza sessuale come arma, prendendo di mira principalmente i minori, considerati vittime facili da “domare” e controllare, perché provenienti da realtà di povertà estrema e privi di una qualsiasi istruzione e quindi non in grado di potersi difendere in alcun modo. Quello che sta succedendo in Sudan è sotto tutti i punti di vista di una violazione dei diritti umani di base che dà luogo ogni giorno a irruzioni nelle case, esecuzioni pubbliche, stragi. Nonostante la gravità degli eventi ancora non se ne parla abbastanza. Si tratta dell’ennesima guerra non portata alla luce perché le vittime non rappresentano un beneficio per il mondo occidentale, che a quanto pare, sembra detenere il potere di giudizio riguardo questioni del genere. La verità è ben altro: la guerra in Sudan è importante tanto quanto la guerra tra Ucraina e Russia e tra Israele e Palestina,
con effetti catastrofici di egual misura. In risposta a questa condizione, molte organizzazioni internazionali stanno cercando di agire per arginare i danni del conflitto sulla popolazione, indicendo appelli e richiamando l’attenzione mediatica che, invece, risulta assente al momento e la mancata considerazione da parte delle istituzioni e dei singoli governi lascia le ONG ad agire con risorse limitate. Tuttavia, nonostante le diverse difficoltà, la voglia di aiutare chi ne ha bisogno prevale; ad esempio Save the Children sta lavorando per aprire corridoi umanitari più sicuri ed efficaci, per aiutare i numerosi civili che si rifugiano nei centri umanitari dopo essere scappati a piedi dalle proprie città, oltre a offrire un supporto educativo a bambini e bambine. Anche l’UNICEF, organismo ufficiale delle Nazioni Unite, si sta impegnando, con la campagna “Back to Learning”, a dare un’istruzione a ragazzi di età compresa tra i 13 e 18 anni, che vivono nei campi per sfollati o che sono ospitati dalle comunità locali. Il programma, che offre, oltre a un piano scolastico anche un sostegno psicologico nelle aule, ha richiesto degli investimenti di circa 42 milioni di dollari per raggiungere 200.000 bambini nelle scuole e la formazione di 4000 insegnanti, nelle zone di conflitto. Il tutto reso possibile dall’aiuto delle organizzazioni non governative locali, consapevoli che chi sottovaluta e mette in secondo piano adotta un inaccettabile criterio di scelta tra chi merita di vivere e chi merita di morire.

Chiara Bascelli

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