Rendiconto del Comune di Chieti, 23,3 milioni di disavanzo: Legnini chiede aiuto alla minoranza per garantire i servizi essenziali ai cittadini

Il sindaco chiede alla minoranza di attivare i loro rapporti con Regione e Governo. Il Consiglio approva il Rendiconto 2025 con un disavanzo di 23,3 milioni. Forza Italia: «Il Comune riscuote sempre meno e paga sempre più tardi».

«La volete dare una mano alla città? Io ve la chiedo». È con queste parole, pronunciate al termine di una seduta consiliare segnata da ore di scontro sui conti del Comune, che il sindaco Giovanni Legnini cambia registro e chiama direttamente in causa l’opposizione. Un appello vero e proprio rivolto alla minoranza, chiedendo di mettere a disposizione della città i propri rapporti istituzionali con la Regione e con il Governo. Una richiesta precisa di aiuto: fare squadra sui dossier che riguardano il futuro finanziario ed economico di Chieti, al di là dello scontro quotidiano tra maggioranza e minoranza.

Il messaggio arriva in una giornata nella quale il Consiglio comunale ha approvato il Rendiconto finanziario 2025, chiuso con un disavanzo di circa 23,3 milioni di euro. Ed è proprio la situazione finanziaria dell’ente ad aver alimentato il confronto più duro in aula.

Legnini ha indicato tre questioni sulle quali, a suo giudizio, Chieti ha bisogno di una forte pressione istituzionale a livello regionale e nazionale: la modifica della disciplina del Fondo anticipazioni di liquidità (Fal), l’aumento dell’indennizzo per i rifiuti provenienti da Roma e le risorse per l’area industriale. Sul Fal, in particolare, il sindaco ha ricordato la modifica introdotta dal decreto-legge 25 del 13 marzo 2025 e il fatto che anche l’Anci abbia chiesto un intervento sulla normativa.

«Date una mano alla città», è in sostanza la richiesta di Legnini all’opposizione. Una sollecitazione che assume un peso politico ancora maggiore considerando che alcuni dei consiglieri chiamati in causa appartengono a forze che possono contare su collegamenti diretti con i livelli regionale e nazionale del centrodestra. Una richiesta di aiuto sottolineata senza mezzi termini dal primo cittadino, per garantire i servizi essenziali ai cittadini di Chieti, che altrimenti rischiano di non poter essere assicurati.

Prima dell’appello del sindaco, però, il Consiglio aveva affrontato a lungo il nodo del disavanzo. Il documento contabile, illustrato dall’Assessore al Bilancio Manuel Pantalone, presenta un risultato negativo di 23,3 milioni di euro. La maggioranza sostiene che il dato sia fortemente condizionato dalle nuove regole sul Fal: senza la modifica normativa, secondo la ricostruzione di Legnini e Pantalone, il Rendiconto avrebbe chiuso con un risultato positivo di circa 4 milioni di euro.

Una lettura che l’opposizione respinge fermamente. Per il capogruppo di Futuro Nazionale Alessandro Carbone, le nuove regole sul Fal rappresenterebbero un «alibi» dietro il quale si nasconderebbero, a suo giudizio, anni di problemi nella riscossione. La capogruppo di Fratelli d’Italia Carla Di Biase ha accusato l’amministrazione di «non fare scelte e non avere visione», mentre Cristiano Sicari ha ricondotto la situazione finanziaria anche agli errori compiuti nella procedura di predissesto.

Nel dibattito è tornato anche il passato amministrativo della città. Il presidente della commissione Finanze Marco Marino ha ricostruito le origini della situazione finanziaria individuandone una parte nei debiti accumulati tra il 2013 e il 2020 e nelle anticipazioni di liquidità per circa 27 milioni di euro.

Sul Rendiconto è arrivata l’analisi approfondita, insieme al voto contrario, di Forza Italia. Il capogruppo Mattia Di Paolo, insieme ai consiglieri del gruppo, ha contestato soprattutto la capacità dell’ente di riscuotere le proprie entrate e di rispettare i tempi di pagamento. Di Paolo ha evidenziato, tra gli altri dati, il calo del rapporto tra accertato e riscosso per la Tari, passato dal 74,3% al 61,4%, e quello relativo alle sanzioni del Codice della strada, sceso dal 60,3% al 57%. A questo si aggiungono, secondo il gruppo, pagamenti a imprese e associazioni effettuati con oltre 59 giorni di ritardo, evidenziando la necessità di una svolta nella macchina amministrativa, affinché le risorse restino ferme ma possano tradursi in servizi, manutenzione e interventi per la città.

Il dibattito ha coinvolto anche l’ex sindaco Diego Ferrara, intervenuto per difendere il lavoro della precedente amministrazione dopo essere stato chiamato in causa dalle critiche della minoranza. Ferrara ha respinto in particolare i riferimenti alla sua mancata ricandidatura, precisando che la decisione di fare un passo di lato sarebbe stata determinata da motivi strettamente personali.

Il confronto ha così riaperto anche il capitolo delle responsabilità politiche sulla situazione finanziaria di Chieti: da una parte la maggioranza che richiama il peso delle eredità amministrative e delle modifiche normative sul Fal, dall’altra l’opposizione che punta il dito sulle scelte di gestione, sulla riscossione e sulla capacità dell’attuale amministrazione di far funzionare la macchina comunale.

Ma adesso Legnini guarda a Roma e alla Regione. È in questo quadro che assume particolare significato l’uscita finale del sindaco. Dopo una seduta nella quale maggioranza e opposizione hanno continuato a rinfacciarsi responsabilità sul passato e sul presente, Legnini prova a spostare il terreno del confronto: non soltanto chi ha causato i problemi, ma cosa può fare oggi la politica per risolverli. Da qui la richiesta ai consiglieri di minoranza di attivare i propri canali istituzionali. Il Fal, i rifiuti provenienti da Roma e l’area industriale diventano così i tre terreni sui quali il sindaco chiede un’azione comune. È un appello alla «filiera istituzionale» del centrodestra, nella convinzione che la situazione finanziaria di Chieti non possa essere affrontata esclusivamente dentro Palazzo di Città.

Ma la richiesta di Legnini porta con sé anche una domanda politica: il Comune di Chieti, senza l’aiuto della minoranza, sarà capace di portare avanti la macchina amministrativa e garantire i servizi essenziali per i cittadini di Chieti? Perché al di là dei 23,3 milioni di disavanzo e delle diverse letture sui conti, il punto sul quale le due parti dovranno necessariamente misurarsi è quello delle conseguenze concrete per la città.

Se le risorse non vengono riscosse, se i pagamenti si accumulano e se il Comune deve fare i conti con vincoli finanziari sempre più stringenti, a risentirne sono alla fine servizi, manutenzione, imprese, associazioni e cittadini. Ed è proprio su questo terreno che il primo cittadino ha deciso di tendere la mano all’opposizione: meno guerra sui numeri, più pressione istituzionale per ottenere risposte da Regione e Governo.

Ora la palla passa ai banchi dell’opposizione.

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