Avrebbe costruito una rete di false relazioni sentimentali online per ottenere denaro da persone conosciute attraverso social network e piattaforme di incontri. È quanto emerso da un’indagine della Guardia di Finanza di Lanciano che ha portato alla denuncia di un uomo di 55 anni, residente nella città frentana, accusato di truffa e sostituzione di persona. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero dodici le vittime individuate finora, con somme versate complessivamente superiori ai 220mila euro. Tra i destinatari del presunto raggiro figurano uomini e donne provenienti da diverse regioni italiane, prevalentemente di età compresa tra i 70 e gli 80 anni, ma anche alcune persone poco più che cinquantenni. Due delle vittime risiedono nell’area frentana.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lanciano, è partita dall’analisi di alcune segnalazioni relative a movimenti sospetti su carte prepagate intestate all’indagato. Gli accertamenti hanno evidenziato flussi di denaro ritenuti incompatibili con la situazione economica e reddituale del titolare. Attraverso l’esame della documentazione bancaria e le testimonianze raccolte, i finanzieri sono riusciti a ricostruire il presunto meccanismo fraudolento.
L’inchiesta si inserisce nel fenomeno delle cosiddette “romance scam”, truffe sentimentali che sfruttano la fiducia e il coinvolgimento emotivo delle vittime. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe creato almeno venti profili falsi online, utilizzando immagini di terze persone o fotografie generate tramite strumenti di intelligenza artificiale. I profili, corredati da biografie inventate, erano progettati per apparire credibili e favorire l’instaurazione di rapporti personali. Dopo un primo contatto sui social o sui siti di incontri, il presunto truffatore avrebbe avviato conversazioni finalizzate a costruire un legame affettivo. Presentandosi come cittadino straniero o come italiano residente all’estero, giustificava la distanza geografica e prometteva futuri incontri. Una volta conquistata la fiducia dell’interlocutore, iniziavano le richieste di denaro, motivate da presunte necessità urgenti: spese di viaggio, problemi economici, questioni ereditarie o emergenze sanitarie che avrebbero impedito l’incontro programmato.
In uno dei casi esaminati dagli inquirenti, una sola vittima avrebbe versato circa 80mila euro. Per evitare di essere identificato, l’indagato avrebbe sistematicamente evitato telefonate e videochiamate, chiedendo inoltre che i bonifici fossero indirizzati a conti correnti o carte riconducibili a soggetti apparentemente terzi ma, secondo gli investigatori, nella sua disponibilità. Le somme ricevute sarebbero state successivamente trasferite e movimentate attraverso diversi strumenti finanziari. Oltre al danno economico, gli investigatori sottolineano le conseguenze personali e psicologiche subite da alcune vittime, che in diversi casi avrebbero continuato a credere nell’autenticità della relazione o manifestato disagio e imbarazzo per essere state ingannate.
L’indagine è tuttora oggetto di approfondimenti per verificare l’eventuale esistenza di ulteriori episodi e di altre persone coinvolte.
