Questa mattina il Consiglio comunale ha discusso ed approvato il rendiconto di esercizio dell’anno 2020 a seguito della nota inoltrata dal Prefetto il quale diffidava l’Ente a provvedere in tal senso sotto comminatoria di scioglimento dell’assise civica. Il disavanzo è di 74 milioni di euro. Al termine della discussione e della votazione ha chiesto la parola la consigliera di Azione Politica, Serena Pompilio, per fatto grave consistito, a suo dire, nella partecipazione alla discussione ed al voto del Sindaco e dei consiglieri Silvia Di Pasquale, Giulia De Gregorio Porta ed Edoardo Raimondi su cui gravava il dovere di astensione sancito dall’art. 78 del TUEL. A detta della consigliera in capo ai primi tre sussisteva una correlazione diretta ed immediata con l’approvazione del rendiconto legata al capitolo di spesa per lo staff del Sindaco cui fanno parte, rispettivamente, il padre ed il cognato della De Gregorio Porta e del Sindaco ed il fratello della Di Pasquale. Discorso diverso per il consigliere Raimondi, germano dell’Assessore alle politiche della casa e degli affari legali, su cui, a detta del Segretario Generale, non sussisteva dovere di astensione perchè non era gravante una correlazione diretta ed immediata con il punto in discussione all’ordine del giorno. Tale tesi veniva aspramente criticata dalla consigliera Pompilio secondo cui, ai fini dell’obbligo di astensione, la sussistenza del predetto requisito rileva solo nei casi in cui il Consiglio sia chiamato ad approvare atti normativi o di carattere generale (come ad esempio il piano regolatore); in tutti gli altri casi, come quello in discussione nella seduta odierna, il dovere di astensione si presume sussistente e sussiste indipendentemente dalla correlazione immediata e diretta con il punto all’ordine del giorno. Anche l’approvazione del rendiconto, quindi, rischia di essere foriero di problemi legali per l’amministrazione Ferrara in quanto si sta riflettendo sulla possibilità di impugnare la delibera innanzi al TAR.
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