Il cardinale Parolin a Chieti per la messa solenne di San Giustino

Prima l’incontro con i sacerdoti della Diocesi, poi la messa solenne, nel mezzo l’incontro con le autorità presenti, infine la benedizione degli scavi in piazza San Giustino: il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano nominato da Papa Francesco, oggi ha trascorso buona parte della giornata a Chieti dove è giunto su invito dell’arcivescovo Bruno Forte in occasione delle celebrazioni per il patrono San Giustino. “La mia presenza ha il significato di un grande appoggio alla chiesa locale, al suo vescovo e ai suoi presbiteri – ha detto Parolin rispondendo alle domande della stampa teatina – nel senso di sostenere, di appoggiare, di promuovere tutta l’attività che stanno facendo a favore della cittadinanza perchè mi pare che c’è un grosso impegno sociale che nasce dalla fede, dall’appartenenza cristiana, la Chiesa che cerca di dare risposte anche alle necessità della popolazione. Sono qui per questo, per pregare insieme con coloro e anche sostenere a appoggiare queste iniziative”. Affermazioni che fanno intervenire Forte, lì al suo fianco: “Quando sono andate via le Orsoline – ricorda l’arcivescovo – hanno dato alla Diocesi tutto il loro complesso, lo abbiamo dato a don Benzi, abbiamo qui a Chieti la comunità Papa Giovanni, 70 persone vivono lì notte e giorno, erano persone che vivevano per strada, cioè il Vangelo si annuncia anche in questi posti”. Nell’omelia del cardinale Parolin, la figura di Giustino è quella di colui che “nell’antica tradizione è ritenuto il primo evangelizzatore di Chieti, ed è stato venerato come tale dal popolo – dice Parolin. Giustino è stato maestro, pastore ed evangelizzatore non per sua ambizione personale ma perchè nel nome dello spirito del Signore ha amato le persone alle quali è stato inviato e si è messo al loro servizio. Egli non ha cercato l’episcopato, né l’ha vissuto come una tappa del cursus honorum ma ha accettato l’alto banco di prova della propria disponibilità al Signore e ai fratelli e non fu certamente una prova facile. Sappiamo infatti che si era dedicato con tutto se stesso allo studio, alla preghiera e alla contemplazione più che all’azione e che desiderando più di ogni altra cosa questa vita di elevazione spirituale che aveva liberamente scelto, visse forse il momento più difficile della sua vita quando i cittadini di Chieti si recarono a supplicarlo di accettare il servizio episcopale per il bene del suo popolo. Ed infine obbedì all’appello e una volta divenuto vescovo di Chieti operò miracoli, quali la guarigione di una cieca e di uno storpio e la liberazione di un prigioniero dalla cella. Anche dopo la sua morte la devozione popolare gli attribuì numerosi miracoli fra i quali resta famoso quello del 593, anno in cui il santo braccio, portato in processione dai teatini, avrebbe respinto un’invasione di cavallette che avrebbe minacciato il raccolto. In ogni caso sono tutti miracoli dell’amore, i miracoli che può compiere solo una persona che già in questo mondo è passata dalla morte alla vita secondo l’espressione della Lettera di Giovanni. Quelli che amano sanno che l’amore vero può fare grandi cose, la prima delle quali forse è la gioia che l’amore diffonde”.
Prima che venisse impartita la benedizione finale, Forte ha ringraziato “sua eminenza per la sua testimonianza, di uomo, di cristiano, di sacerdote di Cristo, di vescovo al servizio del popolo di Dio, grazie per il messaggio che ci ha trasmesso meditando sulla Parola di Dio e su San Giustino che è un vangelo vivente in questa città, grazie per le indicazioni di vita pastorale vissuta. Le chiediamo di portare al Santo Padre Francesco i sensi della nostra più viva comunione e obbedienza, preghiamo per lui e con lui e vogliamo essere docili alla sua parola, al suo insegnamento al servizio di tutto il popolo di Dio. Ricordi tutta la chiesa di Chieti Vasto nella sua preghiera e nel suo cuore e se possibile torni, ci fa piacere”. Ultimo atto dell’alto prelato è stata  la benedizione degli scavi in corso sulla piazza assolata. Un gesto che molti vogliono interpretare come auspicio di ripresa della città sia dalla pandemia che dalla crisi che ormai da tempo la pervade.

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