I militari che segnano il passo nella piazza d’armi fanno rumore ma non vanno da nessuna parte.
Lo scenario politico della nostra città restituisce più o meno questa immagine.
Ad una settimana di distanza dalle polemiche sorte per le vaccinazioni, è ancora questo l’argomento che tiene banco tra gli opposti schieramenti politici.
E’ vero che la pandemia sta dettando l’agenda politica anche a livello locale ed è altrettanto fisiologico che la situazione di emergenza imponga di prestare attenzione a quelle che sono le priorità, gli obiettivi da raggiungere, per superare questa crisi.
E’ altrettanto vero però che gli esponenti politici teatini sembrano essere entrati nel tunnel della strumentalizzazione da Covid-19 dando vita a sterili schermaglie dialettiche che non producono nulla di buono per la città.
Il dato preoccupante è ben rappresentato proprio dall’inutilità degli interventi che si rincorrono, in un momento in cui qualcuno potrebbe addirittura ritenere auspicabile una maggiore collaborazione nell’interesse comune.
Da un lato Giunta e maggioranza dovrebbero prendere coscienza di sé ed avere ben chiaro che, al netto della crisi sanitaria, hanno poco meno di un lustro per cambiare volto alla città o quantomeno per iniziare a farlo. Dall’altro, l’opposizione dovrebbe iniziare a fare un po’ di sana autocritica (in fondo i suoi esponenti hanno amministrato Chieti negli ultimi 10 anni…) ed essere maggiormente propositiva perché le sole interrogazioni, ovviamente, non bastano né a pungolare la Giunta, né a lasciare traccia di sé.
Nell’ultimo periodo si è fatto un gran parlare della necessità di trovare luoghi adatti per poter incrementare e velocizzare le vaccinazioni ed è giusto che sia così, visto che vaccinare tutti è l’unico modo per lasciarci la pandemia alle spalle e tornare alla tanto agognata normalità.
Tuttavia, non risulta che la politica sia stata capace di risolvere il problema in tempo zero. Si è preferito dar vita al solito spettacolo fatto di accuse reciproche, tentativi di ridicolizzare l’avversario, proteste senza proposte.
Forse sarebbe il caso che qualcuno riporti alla memoria che tra gli edifici definiti “strategici” nel Piano di Emergenza Comunale (che peraltro andrebbe aggiornato…) ve ne sono tanti, troppi a dire il vero, che hanno un indice di vulnerabilità sismica pari a zero per non parlare della loro generica inadeguatezza strutturale che li rende quasi inservibili allo scopo per i quali sono stati individuati.
Come a dire che anche per le situazioni di emergenza, che purtroppo si ripetono ciclicamente, c’è tanto lavoro da fare, talmente tanto che non si dovrebbe avere il tempo di protestare o discutere sterilmente.
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