Francavilla Urban Festival celebra Anna De Luca: torna il premio dedicato alla poetessa dialettale

Sarà la sede dell’associazione Il Libeccio, presieduta da Ernesto D’Onofrio, a ospitare giovedì 30 luglio, alle ore 20, la cerimonia della quinta edizione del Premio Anna De Luca, appuntamento inserito nel cartellone del Francavilla Urban Festival, la rassegna culturale ideata e diretta dal critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone. Il riconoscimento è dedicato alla memoria della poetessa dialettale francavillese Anna De Luca (nella foto), recentemente scomparsa, figura di riferimento della poesia in vernacolo abruzzese.

I premiati di questa quinta edizione sono: Antonio Campati, Domenico Di Battista, Anna Juan Alfredo Parisse, Alessandro Scafi, Lina Colacito, Alessandro Carbone, Alberto Zoina, Michele Minicucci, Bruno Acerra, Gianni Catena, Remo ed Emilia Di Credico, Enio e Kedar Di Iulio, Lorenza Orlando e Barbara Lullo, Isidoro e Mattia Marinucci, Marmo Arredo, Antonino Primante ed Egisto Rossetti.

Massimo Pasqualone ricorda così la poetessa francavillese: “Mi sono avvicinato alla poesia di Anna De Luca da giovane studioso di poesia dialettale abruzzese con la lettura di Ricciardelle del 1981 per i tipi di Marino Solfanelli e con le illustrazioni interne della figlia Silvia Di Quinzio ed in copertina una grafica di Vito Giovannelli e di Come ccente lumine. Poesie in dialetto abruzzese del 1992, sempre per i tipi di Marino Solfanelli Editore e con la copertina della figlia Silvia”.

Pasqualone richiama inoltre il giudizio espresso nel primo volume dal critico Michele Ursini, che evidenziava la forza espressiva della poetessa: “Usa un dialetto fresco, spontaneo, libero da ogni patina culturale, sgombra da ogni velleità di ricerca lessicale e di recupero linguistico, a volte sorprendente per certe tipiche e belle espressioni familiari abruzzesi fortemente icastiche”, scriveva il grande magister teatino.

Una cifra stilistica che, sottolinea Pasqualone, si ritrova anche nella seconda raccolta, introdotta da Umberto Russo, il quale osservava come “Anna De Luca non si rassegna a perdere questo suo tesoro fatto di momenti felici e di apprensioni, di abbandoni sentimentali e di ragionamenti sull’esperienza quotidiana. Li traduce perciò in brevi componimenti in dialetto, che fissano un paesaggio o disegnano una figura, condensano un sogno o rivelano una passione”.

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