Si chiude, almeno sul piano giudiziario, l’inchiesta sulla morte di Lorena Paolini, la 53enne trovata senza vita il 18 agosto 2024 nella propria abitazione di Ortona. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti del marito Andrea Cieri, che era stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Il provvedimento recepisce integralmente la richiesta formulata lo scorso gennaio dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, secondo cui gli accertamenti svolti nel corso delle indagini non hanno fornito elementi idonei a sostenere l’ipotesi di un delitto. Secondo la ricostruzione della Procura, la donna si sarebbe tolta la vita, una versione che lo stesso Cieri aveva riferito agli investigatori durante un interrogatorio avvenuto circa tre mesi dopo i fatti.
L’archiviazione era stata contestata dai familiari della vittima. La sorella, Silvana Paolini, assistita dall’avvocato Francesca Di Muzio, insieme allo zio Leone Di Carlo, rappresentato dal legale Nicola Rullo, aveva presentato opposizione chiedendo ulteriori approfondimenti investigativi.
Al centro delle contestazioni vi erano alcuni elementi ritenuti incompatibili con il suicidio. Tra questi, un’ecchimosi e un solco riscontrati sul collo della donna, che secondo la consulenza medico-legale di parte avrebbero potuto essere riconducibili a uno strangolamento. Durante l’udienza dello scorso 9 luglio, l’avvocato Di Muzio, affiancata dal medico legale Ildo Polidoro e dal professor Gianluca Marella dell’Università di Tor Vergata, aveva sostenuto che i segni rilevati sul corpo indicassero una possibile aggressione alle spalle, con una dinamica di trascinamento e lesioni riconducibili, a loro avviso, a un’azione di natura omicidiaria.
Un altro aspetto ritenuto cruciale dalla parte opponente riguardava la scomparsa della corda che sarebbe stata utilizzata nella vicenda. Secondo i familiari della vittima, l’oggetto sarebbe stato rimosso subito dopo i fatti, impedendo agli investigatori di effettuare accertamenti determinanti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Nelle motivazioni dell’ordinanza, il Gip riconosce che la sottrazione della corda rappresenta una condotta anomala e rilevante sotto il profilo processuale, poiché ha alterato la scena e reso più complesso il lavoro investigativo. Tuttavia, sottolinea che tale circostanza, da sola, non consente di attribuire all’episodio una valenza omicidiaria.
Il giudice evidenzia inoltre che, in assenza del reperto originale, qualsiasi ricostruzione tecnica risulterebbe inevitabilmente fondata su ipotesi e non sarebbe sufficiente a superare il quadro probatorio emerso dalle indagini. Secondo l’ordinanza, gli elementi tecnici, genetici, informatici e cronologici acquisiti nel corso dell’inchiesta convergono infatti verso la tesi del suicidio. Da qui la decisione di archiviare definitivamente il procedimento, ritenendo che l’ipotesi dell’omicidio, pur inizialmente plausibile e approfondita con tutti gli strumenti investigativi disponibili, non abbia trovato conferme oggettive.
I familiari della vittima, che si erano opposti alla richiesta di archiviazione sostenendo la necessità di ulteriori approfondimenti investigativi, stanno ora valutando le possibili iniziative da intraprendere dopo il provvedimento del Gip.
