“Cronotopi – La genesi del segno”: Eugenio De Medio inaugura la sua personale a Chieti

In Piazza San Giustino, 4, a Chieti, presso i locali di ACQUA & SAPORE, si inaugura la personale di Eugenio DE MEDIO “CRONOTOPI – la genesi del segno” L’evento è stato inserito nel Calendario dell’ESTATE TEATINA 2026. Il 23 luglio dalle ore 20, la mostra sarà presentata dallo storico e critico d’arte Francesco BINETTI e saranno presenti l’autore e rappresentanti dell’amministrazione e della cultura cittadina. Lesposizione resterà aperta fino al 31 agosto “Cronotopi: la genesi del segno” è una riflessione filosofica sullo spazio e il tempo attraverso l’arte La mostra esplora il confine tra materia, psiche e trascendenza indagando l’origine del gesto pittorico come momento di sintesi tra tempo e spazio proponendo un percorso espositivo che indaga il legame intrinseco tra la dimensione temporale e quella spaziale. Il termine “Cronotopo”, mutuato dalla teoria della fisica e poi della letteratura, è qui declinato in ambito visivo e diventa la chiave di lettura per esplorare come l’arte non sia solo una rappresentazione estetica, ma un dispositivo capace di fondere il tempo vissuto con lo spazio percepito dalle nostre menti. La mostra si interroga sull’origine del segno: di quando un gesto si trasforma in espressione e di come la memoria del tempo si deposita sulla superficie dello spazio. Il segno, qui inteso come traccia lasciata da simboli archetipi incisi in vibrazione cromatiche e riscoperti come in uno scavo archeologico, si fa testimone di un tempo che non scorre linearmente, ma che si addensa in uno spazio quantico. Ogni opera di Eugenio DE MEDIO nasce come pensiero, da una stratificazione di tempo e materia. In questa mostra, che fa da contrappunto a quella conclusa lo scorso mese al MuMi con opere di grandi dimensioni, è proposta una selezione di lavori di piccolo e medio formato: quelli che solitamente vivono nel silenzio dello studio, fungendo da “genesi” per le realizzazioni destinate a musei e gallerie. Non inganni, però, la loro dimensione. Queste opere non sono meri bozzetti, né studi preparatori. Sono, al contrario, Cronotopi autonomi: frammenti pulsanti in cui il segno si condensa, rivelando la forza pura del colore, della materia e della memo A fare da bussola a questo percorso, sono due opere di grande formato quale atto di confronto necessario: se nel piccolo il segno si contrae e si fa intimo, nelle grandi tele, o tavole, i simboli archetipici esplodono, dimostrando come la stessa energia stratificata possa dominare lo spazio e farsi respiro monumentale. La scelta di esporle in questo spazio nel nucleo pulsante della città vissuta, offre a collezionisti giovani o neofiti, forse frenati dalle solennità delle presentazioni museali, la possibilità di confrontarsi con opere uniche, autentiche, che con sé portano il valore del tempo e la veridicità della manualità. In un’epoca in cui si assiste a un consumo rapido di immagini decorative, mero risultato di algoritmi digitali, questa mostra è un invito a riscoprire il valore irripetibile del fare arte. Ogni pezzo qui presente è un frammento di un universo più grande, un invito a toccare con mano la stratificazione della vita. Lontano dalle mode effimere del sistema dell’arte, il lavoro di Eugenio De Medio si pone come un interrogativo universale sull’esistenza. La sua opera possiede quel senso epico della realtà che appartiene a chi, per citare Philippe Daverio, ha la “coscienza del tempo prima del Big Bang”, cercando nella materia la risonanza del sacro e dell’eterno.

Contatti/Info: 392 228 6320

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One thousand years ago, superstition and the sword ruled. It was a time of darkness. It was a world of fear. It was the age of gargoyles. Stone by day, warriors by night, we were betrayed by the humans we had sworn to protect, frozen in stone by a magic spell for a thousand years.

Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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