Due procedimenti distinti, accomunati dalla stessa contestazione di maltrattamenti in famiglia, si sono conclusi con la condanna degli imputati da parte del Tribunale di Chieti. Le vicende, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, riguardano due uomini accusati di aver sottoposto le rispettive mogli a reiterati episodi di violenza, minacce e umiliazioni nel contesto familiare.
Nel primo procedimento, un 64enne originario di Foggia è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione al termine del giudizio abbreviato, che comporta la riduzione di un terzo della pena. L’uomo, assistito dall’avvocato Stefano Sassano, era accusato di aver posto in essere, tra maggio 2023 e settembre 2024, una serie di condotte vessatorie nei confronti della moglie, rappresentata dall’avvocato Italo Colaneri, durante la fase della separazione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imputato avrebbe rivolto alla donna continue offese e minacce, anche in presenza dei figli minorenni, arrivando in un’occasione a puntarle alla tempia una pistola giocattolo e a minacciarla di morte. Gli sono stati inoltre contestati comportamenti persecutori, tra cui pedinamenti e scenate in luoghi pubblici, finalizzati a mortificare la coniuge. Il giudice Maurizio Sacco ha ritenuto provati gli addebiti, pronunciando la condanna.
Nel secondo processo, un 40enne originario di Napoli e residente a Chieti è stato riconosciuto colpevole di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, ricevendo una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Il procedimento si è svolto davanti al collegio presieduto dal giudice Guido Campli, con a latere Valentina Di Peppe e Marzia Savini. L’imputato era difeso dall’avvocato Alessandro Mascitelli. Per l’accusa, l’uomo avrebbe più volte insultato e aggredito fisicamente la moglie nel corso di frequenti litigi scaturiti da motivi ritenuti futili. Le contestazioni comprendono strattonamenti, spinte, schiaffi, il tentativo di stringerle le mani al collo e un episodio che avrebbe provocato lesioni con una prognosi di dieci giorni. Tra gli episodi ricostruiti nel processo figura anche uno sputo in volto alla donna.
La persona offesa ha riferito che gli episodi di violenza sarebbero iniziati alla fine del 2021, durante il periodo della pandemia, e si sarebbero protratti fino a febbraio 2024. Le discussioni avrebbero riguardato principalmente la gestione della casa, dei figli e della vita quotidiana. L’accusa aveva contestato anche l’aggravante di aver commesso i fatti in presenza dei figli minorenni. Il collegio giudicante, tuttavia, ha escluso tale aggravante, accogliendo la richiesta della difesa, pur confermando la responsabilità dell’imputato per i reati contestati.
