“Il Cuore di Don Chisciotte”: la poesia prende forma attraverso il corpo

Si è concluso con grande entusiasmo il laboratorio di teatro attivato nell’ambito del Piano delle Arti, promosso dal Polo a orientamento artistico performativo della provincia di Chieti – Rete per la creatività con scuola capofila l’Istituto Comprensivo 3 di Chieti, diretto dalla prof.ssa Maria Assunta Michelangeli.
Il progetto ha coinvolto gli alunni delle scuole secondarie di primo grado di varie Scuole afferenti al Polo: gli Istituti comprensivi 1 e 3 di Chieti, gli Istituti comprensivi di San Giovanni Teatino, Fara Filiorum Petri,  Bucchianico, Vacri e Villamagna. Una pluralità di voci, corpi e sensibilità si sono incontrate attorno a un tema comune: l’Emparte, inteso come empatia che si fa arte e arte che si fa empatia.
Tutte le attività del laboratorio teatrale e l’evento finale  sono state svolte con l’intervento dell’associazione culturale Il Canovaccio e del regista Giancamillo Marrone, presso il Piccolo teatro dello Scalo, a Chieti.
Nel corso di dieci incontri laboratoriali, i ragazzi hanno lavorato attorno al testo illustrato Il Cuore di Chisciotte. Attraverso narrazioni e letture espressive, i partecipanti hanno dovuto dare corpo alle immagini evocate dalla narrazione: la poesia prendeva forma attraverso i loro movimenti, i loro gesti, la loro presenza scenica.
La storia di Don Chisciotte è diventata lo specchio attraverso cui i giovani partecipanti hanno esplorato il significato della giustizia, della follia nobile e del coraggio di combattere per ciò che è giusto. Il cavaliere dalla triste figura, con la sua folle determinazione a “aggiustare l’ingiusto e raddrizzare lo storto”, ha ispirato riflessioni profonde: Don Chisciotte perse la ragione non per debolezza, ma per eccesso di sensibilità verso gli abusi, le ingiustizie, le storture del mondo. La sua follia era, in fondo, una forma altissima di umanità.
Il laboratorio ha così trasformato parole e immagini in azione teatrale: i ragazzi hanno imparato che il teatro non è solo rappresentazione, ma strumento di conoscenza di sé e del mondo, che la poesia può abitare il corpo prima ancora che la voce, e che combattere — anche contro i propri mulini a vento — è un atto di straordinaria dignità

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