Una tassa che per alcuni tutela un principio etico, per altri rappresenta una discriminazione fiscale mascherata da giudizio morale. È attorno a questa contrapposizione che ruoterà l’incontro pubblico “Stop Tassa Etica”, in programma venerdì 19 giugno alle 21 all’Osteria Mafi di Chieti Scalo.
Sul tavolo finirà la cosiddetta “porno tax”, l’addizionale del 25% introdotta nel 2005 per tassare i redditi derivanti dalla pornografia e dai contenuti per adulti. Una norma nata nell’epoca delle riviste hard e dei dvd che oggi, secondo i promotori dell’iniziativa, rischia di colpire soprattutto creator digitali, lavoratori autonomi e professionisti che operano attraverso piattaforme come OnlyFans.
A discutere del tema saranno Debora Striani, coordinatrice nazionale della campagna “Stop Tassa Etica”, Patrizia De Grazia, tesoriera nazionale di Radicali Italiani, il consigliere comunale del Partito Democratico Paride Paci e il segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico Alessandro Sforza.
La questione è tornata al centro del dibattito dopo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate che, nel novembre 2025, ha confermato l’applicazione della tassa anche ai titolari di partita Iva in regime forfettario. Una decisione che, secondo gli organizzatori, potrebbe coinvolgere decine di migliaia di creator italiani attivi sulle piattaforme di contenuti in abbonamento.
Ma il nodo, sostengono i promotori, non è soltanto fiscale. «Quando lo Stato decide di tassare in modo diverso un’attività lecita perché la considera moralmente discutibile – spiegano – il confine tra imposizione tributaria e giudizio etico diventa estremamente sottile».
Un tema che tocca questioni più ampie: il rapporto tra libertà individuali e intervento pubblico, il riconoscimento delle nuove professioni digitali e il modo in cui la società continua a guardare alla sessualità, soprattutto quando diventa lavoro.
«Le piattaforme digitali producono economia, occupazione e gettito fiscale. Chi opera in questo settore ha diritto a regole certe e uguali per tutti», affermano gli organizzatori, convinti che la battaglia contro la tassa etica sia prima di tutto una battaglia per la parità di trattamento tra contribuenti.
