Il pianoforte solista è tornato a risuonare in tutta la sua potenza e bellezza al Teatro Marrucino, sabato scorso, protagonista, nella cornice soffusa ed intima del Foyer, di un concerto nel quale virtuosismo, passione ed eleganza hanno conquistato il fedele pubblico che nella stagione concertistica trova sempre uno degli appuntamenti culturali più raffinati del capoluogo teatino. Merito indiscusso non solo dei grandi nomi artistici che annualmente onorano l’ormai celebre tempio dell’arte e della musica, ma anche delle nuove generazioni di musicisti che nel Marrucino trovano la propria opportunità di crescita umana e artistica nel segno della valorizzazione dei giovani talenti abruzzesi, da sempre una delle mission più note e importanti del teatro teatino.
Il pluripremiato pianista Alessandro Papa, protagonista del quinto appuntamento della stagione concertistica, ha dimostrato non solo una straordinaria padronanza tecnica nell’esecuzione degli Studi trascendentali S. 139 di Franz Liszt, considerati tra le pagine più impegnative dell’intero repertorio pianistico, ma soprattutto una rara capacità di restituirne la profonda dimensione umana ed emotiva, in evidente simbiosi con lo strumento e con il percorso spirituale pensato dal compositore. Ed ecco che il concerto si apre con il tumultuoso e prorompente Preludio, che introduce immediatamente al carattere virtuosistico dell’opera, proseguendo con il Molto vivace, capriccioso e quasi “paganiniano”, e con il Paesaggio, dalle atmosfere bucoliche. Segue Mazeppa, più che un semplice brano una vera narrazione musicale: selvaggia e appassionata, trascina l’interprete in un’esplosione di energia tecnica ed espressiva, ora drammatica, ora delicata e vibrante, rappresentando il fulcro della raccolta lisztiana, alla quale fanno seguito i leggeri e rapidissimi Fuochi fatui. Nella parte conclusiva del programma, Papa affronta gli ultimi studi, passando dal carattere severo e inquieto della Caccia selvaggia alla delicata e nostalgica Ricordanza, fino allo Studio n. 10, appassionato e quasi tormentato, e punto di approdo di un percorso in cui complessità tecnica e profondità espressiva convivono con naturalezza, intrecciando eroismo e tenerezza, gravità e sogno, impeto e dolcezza.
Un’atmosfera intensa e sospesa che ha conquistato il pubblico, che ha ripetutamente tributato al pianista una calorosa e meritata ovazione finale, omaggiata, in risposta, dal bis il Notturno di Ottorino Respighi, raffinato e malinconico, che ha coronato l’atmosfera intima e quasi onirica della serata. Ancora una volta, il Foyer del teatro teatino si conferma luogo privilegiato d’incontro tra eccellenza artistica e sensibilità umana, trasformando ogni appuntamento musicale non solo in un evento culturale, ma in un’esperienza di rara intensità emotiva, che unisce artisti e pubblico attraverso un filo invisibile intessuto dai più grandi capolavori della storia della musica.
